Pitagora
(Samo, ca. 570-560 a.C. – Metaponto, Taranto, ca. 497-490 a.C.).
Filosofo greco. Figlio di Mnesarco, secondo una tradizione abbastanza concorde, avrebbe viaggiato a lungo in Oriente in gioventù, mosso da una insaziabile curiosità di apprendere.
Grazie a tali spostamenti avrebbe conosciuto la scienza degli Egiziani e dei Caldei (popolazione semitica di origine araba stanziata in Mesopotamia). Non a caso gli venne attribuito il conio del termine filosofia, intesa, appunto, come desiderio di sapere.
All’età di 40 anni sarebbe emigrato nella Magna Grecia, più propriamente a Crotone in Calabria intorno al 532, dove fondò una istituzione filosofico-religiosa (la celebre scuola pitagorica) da cui scaturì una vera e propria scuola di pensiero, il Pitagorismo, che tenne a battesimo vari studiosi, importanti anche per la storia della musica (vedi Filolao).
La scuola di Pitagora funzionava come una comunità di adepti con il loro maestro. Vi erano delle regole ben precise a cui bisognava sottoporsi: intanto i partecipanti vivevano in comunione di vita e di beni, ma con rapporti virginali (alla scuola accedevano anche le donne); poi vi era la regola del silenzio sugli insegnamenti del maestro; inoltre il regime dietetico dei componenti la comunità era aprioristicamente stabilito. I principi filosofico-religiosi che caratterizzavano la scuola e su cui si disputava erano la catarsi (raggiungimento della purezza nel corpo e nell’anima come preliminare alla conoscenza), la metempsicosi (o più propriamente metensomatosi, trasmigrazione dell’anima da un corpo all’altro con il sopraggiungere della morte) e lo studio della matematica, si ricorda il teorema a lui attribuito (in quanto essa ha il suo presupposto nel numero, inteso come essenza di tutte le cose). Il numero perfetto per i pitagorici era il numero 10, risultante dalla somma dei primi quattro numeri (1+2+3+4) che, disposti su linee in ordine crescente, formavano la tetraktỳs; la figura così ottenuta, un triangolo equilatero, veniva considerato sacro dai pitagorici. La comunità, inoltre, era ispirata ad un certo conservatorismo politico, atteggiamento che pare le costasse l’opposizione della fazione più democratica del governo di Crotone; ragion per cui venne abbandonata quest’ultima a favore della città di Metaponto sul golfo di Taranto. Qui Pitagora morì, pare per morte volontaria.
Le teorie pitagoriche ci sono tramandate dai suoi allievi (Archita, Didimo, Euclide, Eratostene ed altri) e poi tradotte in latino da Boezio, pertanto risulta molto difficile distinguere il suo pensiero da quello dei discepoli. In ogni caso gli studi scientifici effettuati dai pitagorici contribuiranno in generale allo sviluppo della scienza e della matematica, nonché alle indagini teoriche in campo musicale.
Pitagora è stato una figura imprescindibile negli studi sui fondamenti teorici della musica in Italia meridionale, pari solo a Laso di Ermione ad Atene; in particolare l’attenzione dei pitagorici sulla musica si concentrò sui fenomeni acustici, e sulla loro misurazione, e sugli intervalli.
Alla base delle speculazioni pitagoriche vi era la teoria del numero, come già detto, inteso come elemento distintivo di tutto ciò che esiste, come elemento che possa spiegare l’esistenza e il divenire delle cose. Questo concetto vale anche per la musica. L’accordo fra i numeri genera l’armonia, ciò che tiene insieme il tutto.
I pitagorici si focalizzarono ben presto su problemi di misurazione acustica, nel modo più scientifico possibile per l’epoca, grazie al monocordo (strumento composto da una cassa di risonanza rettangolare, su cui si tendeva una corda suddivisa da un ponticello mobile in due parti vibranti in modo indipendente, invenzione attribuita a Pitagora), ai vasi riempiti di acqua a livelli diversificati e ai dischi metallici di peso diverso. Naturalmente questi studiosi non ebbero la possibilità di avere un suono base di riferimento per ricavare l’altezza dei suoni e l’intonazione di tutti gli strumenti (com’è oggi il la di 440 Hz), ma basavano le loro ricerche su suoni relativi ad altri suoni; pertanto le teorie musicali dei pitagorici non potevano che avere i loro presupposti sugli intervalli (differenze di altezze tra i diversi suoni). Ciò che potevano ottenere, dunque, erano misurazioni relative e non assolute.
Il procedimento di misurazione degli intervalli era di natura esclusivamente matematica (non interessava loro l’aspetto sonoro-musicale, anche se i pitagorici affronteranno la questione degli effetti dei suoni sull’animo umano, quanto il fatto che fossero elementi di un’armonia più complessa come quella numerica). Pare che lo stesso Pitagora avrebbe assegnato un valore numerico a ciascuna delle quattro note fisse dell’ottava: 12 all’hypate (mi), 9 alla mese (la), 8 alla paramese (si), 6 alla nete (mi 1); in tal modo fu possibile stabilire il rapporto tra gli intervalli di ottava (2:1), di quarta (4:3), di quinta (3:2) e di un tono intero (9:8). Definire i rapporti numerici che governano gli accordi musicali significava per i pitagorici arrivare alle leggi più profonde che regolano i sentimenti dell’animo umano e in senso più generale i moti dell’intero universo. A Pitagora si attribuisce, inoltre, la supposizione che gli astri, con il loro moto astrale, producessero una musica impercettibile all’orecchio umano, ad eccezione del suo.
Molte delle teorie sostenute dai pitagorici sono oggi ritenute inattendibili scientificamente, però la loro impostazione sperimentale ha gettato le basi per una teoria musicale intesa come disciplina scientifica (ad esempio a loro si deve la dimostrazione che a parità di corde di uguale materiale, spessore e tensione ma di diversa lunghezza cambia l’altezza dei suoni).

Bibliografia
Carlo Schmidl, Dizionario universale dei musicisti, II, Milano, Sonzogno, 1929.
Luisa Zanoncelli, voce Pitagora di Samo, in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti. Le biografie, VI, Torino, UTET, 1988.
Giovanni Comotti, La musica nella cultura greca e romana, Torino, EdT, 1991.
André Barbera, voce Pythagoras, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, XV, London, Macmillan, 2001.

Gabriella Torano
in Marilena Gallo [a cura di]
Dizionario dei musicisti calabresi
Caraffa di Catanzaro, Abramo, 2009