Donadio, Giovanni detto il Mormanno (Mormando)
(Mormanno, Cosenza, seconda metà del XV secolo – Napoli, 1526 circa).
Organaro e architetto. Fu protagonista dell’architettura rinascimentale napoletana, ma sono scarse le notizie sulla sua formazione culturale e artistica.
Ancora giovanissimo si reca con il padre a Firenze dove, probabilmente, inizia gli studi di organaria. Trasferitosi a Napoli, intraprende l’attività di organaro dando vita ad una scuola di maestri organari che opererà nel centro e nel meridione d’Italia per tutto il Cinquecento e parte del Seicento a conferma di un ruolo particolare di caposcuola da lui ricoperto.
All’attività di organaro affiancherà quella di architetto, realizzando opere di importante rilevanza (il palazzo di Capua, ora Marigliano). Probabilmente Giuliano da Maiano fu suo maestro di architettura.
Ebbe contatti con Lorenzo da Prato, costruttore del monumentale organo di San Petronio in Bologna e successivamente alla scomparsa di questi, egli si imporrà come organaro presso la corte aragonese.
I contratti stipulati da Donadio con le chiese per la costruzione o il completamento di organi, testimoniano che nel primo ventennio del xvi secolo egli aveva alle sue dipendenze numerosi collaboratori e allievi, tra i quali Giovan Francesco De Palma, organaro ed architetto napoletano che nel 1526 sposò la figlia Diana, e i fratelli Giovan Francesco e Giovanni Matteo di Nicolò. Il più antico documento contrattuale stipulato da Donadio risale al 13 maggio 1497 con i padri Celestini di Sulmona (L’Aquila). Seguono: il contratto per la costruzione dell’organo della chiesa di Santa Croce in Lecce stipulato il 24 gennaio 1498; il contratto del gennaio del 1503 in cui Donadio si impegna a riformare e completare l’organo della chiesa di Santa Maria Maddalena di Napoli; il contratto del 14 maggio 1504 nel quale Donadio promette di costruire un organo nuovo per la chiesa di San Marco in Sant’Angelo dei Lombardi di Avellino; il contratto del 22 giugno 1505 per la costruzione di un organo per la chiesa di Sant’Eligio di Napoli; il contratto del 23 dicembre 1506 per la costruzione di un organo nella chiesa di Santa Maria della Pace in Roma; il contratto del 22 aprile 1517 per la costruzione di un organo da collocare nella chiesa di San Francesco a Montella di Avellino.
Si ha notizia inoltre di un organo costruito da Giovanni Donadio in data anteriore al 23 marzo 1519 per la chiesa di Santa Maria Annunziata di Aversa.
Dopo l’esordio fiorentino sugli studi per la costruzione degli organi, si trasferisce a Napoli dove a causa della sua provenienza toscana, viene considerato tale a tutti gli effetti. A fugare ogni dubbio sulle sue origini calabresi furono dapprima lo storico G. B. G. Grossi secondo il quale un’eventuale primogenitura fiorentina non sarebbe senz’altro sfuggita all’attenzione del Vasari. Più tardi Gaetano Filangeri e Giuseppe Ceci rintracciarono prove certe della nascita di Donadio in terra calabra nel documento di cittadinanza napoletana, quest’ultima conferitagli dagli Eletti di quella città il 23 dicembre 1513 e motivata dalle singolari virtù dell’artista calabrese. Nell’atto di concessione è documentata la trentennale attività svolta da Donadio anche in qualità di architetto nella città partenopea. Sono infatti attribuite a lui alcune opere di architettura tra le quali il palazzo di Capua ora Marigliano. Gli stilemi di riferimento del Donadio risalgono a Giuliano da Maiano ed alla conoscenza diretta delle opere di architetti attivi in Roma, quali il Bramante, che lui conobbe certamente in occasione della commissione dell’organo di Santa Maria della Pace. L’attività di architetto Giovanni Donadio la intraprese, con ogni probabilità, a partire dal 1507 quando in seguito ad una concessione delle suore del convento di San Gregorio Armeno edificò il suo palazzo.
Da un documento testamentario redatto nel 1492 emergono interessanti notizie su alcuni probabili rapporti avuti da Donadio con il celebre organaro toscano Lorenzo da Prato; il testamento non trovò mai applicazione grazie alla sua guarigione, ma rimase comunque il primo documento fonte di notizie sulla sua vita. L’adozione dell’ “Organetto” conferma la formazione di Donadio presso Lorenzo da Prato, nel periodo in cui questi praticava la sua attività a Napoli. L’ “Organetto” (il cui termine organologico è ancora oggi incerto) è un registro di tessitura soprana, ed è da escludere la sua appartenenza alla famiglia delle Ance, in quanto in un documento del 1516 lo stesso Donadio lo indica all’ottava del “Principale”, e quindi appartenente alla famiglia dei Fondi. In un altro documento del 1505 l’ “Organetto” fa parte delle canne mute, e cioè canne poste per il solo ornamento dell’organo, esigenza estetica sorta nell’ultima parte del Quattrocento quando nei documenti è richiesta la disposizione a castello delle canne e quindi nel rispetto di numerosi elementi di architettura classica.
Nella costruzione dell’organo di Sant’Eligio in Napoli (1505) Donadio prevede un ampliamento della tastiera fino al do pur mantenendo caratteristiche foniche non differenti da quelle in uso nel resto d’Italia; l’anno successivo (1506), nel progetto dell’organo di Santa Maria della Pace in Roma, non si discosta da quanto praticato nel resto della penisola sia nelle caratteristiche foniche che nell’estensione della tastiera (47 tasti con l’inizio e la fine della tastiera in fa). L’organo di Sant’Eligio di Napoli ha una composizione fonica molto equilibrata. Al “Principale” seguono i registri del “Ripieno” (“Ottava”, “Decimaquinta”, “Decimanona”, ecc.) ai quali viene aggiunto il registro dei “Flauti”. Quello dei “Flauti” è l’unico registro che incomincia ad essere presente in alcuni organi della seconda metà del Quattrocento e dei primi del Cinquecento, le cui qualità timbriche vanno così ad aggiungersi alle sonorità puramente organistiche del “Principale” e del “Ripieno”.
L’organo di Santa Maria della Pace presenta otto registri: “Principale”, “Ottava”, “Quinta decima”, “Vigesima seconda”, “Vigesima sesta”, “Decima nona mozza” con i suoi raddoppiamenti, “Flauto” e «in quintadecima de li tenuri».
Dopo la morte di Lorenzo da Prato, Donadio riuscì ad imporsi come organaro presso la corte aragonese, alla quale va il merito della fioritura a Napoli di attività artistiche nella seconda metà del Quattrocento. Gli aragonesi chiamarono al loro servizio i maggiori maestri del tempo sia nelle arti figurative che musicali. Un folto gruppo di architetti toscani operarono per la ricostruzione della città dopo il terremoto del 1456 ed alla relativa espansione urbanistica.
Tra i musicisti a corte è da annoverare la presenza di Johannes Tinctoris la cui scuola di musica fu frequentata probabilmente da Donadio.
Giovanni Donadio da Mormanno fu un modello per gli organari napoletani e calabresi e la duplice veste di architetto e organaro gli consentì una sintesi felice tra tecnica costruttiva degli organi e impostazione architettonica dello strumento a tal punto da formare un tutt’uno tra esigenze acustiche dell’ambiente e collocazione.

Bibliografia
Giuseppe Ferraro, Giovanni Donadio da Mormanno, organaro e architetto tra il secolo XV e XVII, in «Historica», XXXVI n. 3, 1983.
Pier Paolo Donati, voce Donadio, Giovanni, in Dizionario biografico degli italiani, XL, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1991.

Rosangela Aquino
in Marilena Gallo [a cura di]
Dizionario dei musicisti calabresi
Caraffa di Catanzaro, Abramo, 2009