BELLINI VINCENZO. Nacque in Catania nel 1804. Ebbe in sorte un ingegno vivace, un naturale amabile, e un ardente desiderio di apprendere. Mostrò fin da' teneri anni grande inclinazione per la Musica, e dall'avo Vincenzo Bellini gli venne insegnata con ottimo metodo, giacchè questi era stato allievo del Conservatorio della Pietà avendo avuto per maestro il celebre Jommelli, con la direzion del quale era riuscito molto valente. Nel 1819 il giovanetto Bellini venne in Napoli per perfezionarsi nella scienz'armonica, raccomandato al signor Duca di Noja, che come governatore del Collegio di Musica scorgendo l'ottima indole del giovane, e la perizia che mostrava già possedere, facendo una eccezione alla regola del Collegio, lo ammise come alunno a piazza franca. Cominciò ivi gli studi di contrappunto sotto la direzione di Tritta, che continuò severamente per anni quattro. Ma egli conosceva il bisogno di studiare sotto altra scuola diversa da quella di Sala, nella quale il canto era l'ultima delle cose che s'insegnavano; desiderava passare alla scuola di Zingarelli, come di colui che poteva maggiormente istruirlo con veri principi; ma non ardiva di farlo, morigerato qual'era, per non disgustare il suo maestro. Una non preveduta circostanza gli rese agevole un tal passo per non sembrare ingrato a chi lo aveva prima istruito, qual fu una infermità da cui fu colpito il Tritta. Zingarelli, che conobbe l'ingegno del suo nuovo allievo, con sommo piacere l'accolse, e volle che sotto la sua scorta cominciasse dalla scala il suo studio, secondo la scuola di Durante. Fece con tal metodo rapidi progressi, e si distinse nello studio dei solfeggi, che ne compose più di 200, del che Zingarelli se ne mostrava ben contento, dicendogli spesso che cantasse sempre nelle sue composizioni, che se ne troverebbe contento. Mentre Bellini studiava con Tritta avea composto sei sinfonie a grande orchestra, una Messa, un Dixit, un mottetto, un Credo, un Magnificat, molti Tantum ergo, ed altre cose per servizio di Chiesa. Sotto la disciplina di Zingarelli compose anche moltissime Musiche per l'istesso oggetto. Nel 1825 ne scrisse una per un dramma rappresentato nel piccolo teatro del Collegio di S. Sebastiano, che aveva per titolo Adelson e Salvini, e che incontrò general gradimento. L'anzidetto Duca di Noja giusto estimatore del merito di Bellini, ritrovandosi deputato de' reali teatri s'impegnò di fargli compor la Musica per un dramma da rappresentarsi nel teatro di S. Carlo, qual fu la Bianca e Gernando nel dì 30 maggio 1826, che riscosse sommo applauso. Nel 1827 uscì dal Collegio e partì per Milano, ove fece altra produzion musicale, cioè il Pirata pel teatro della scala, e nel 1828 scrisse per l'istesso teatro la Straniera, che ebbe anche un felicissimo successo. Indi per l'apertura del teatro di Parma compose la Zaira. Si trasferì poscia a Venezia, e di là a Milano; e nella prima di dette città si fè ammirare per li Capuleti ed i Montecchi, e nella seconda per la Sonnambula, ed ivi anche per la Norma, che sarà sempre encomiata. Pieno di allori fè ritorno in Napoli per riveder gli amici, e scevro di vanità, umile in tanta gloria si presentò al suo ottimo maestro Zingarelli, cui dedicò il suo miglior spartito la Norma, e fu da questo ricevuto con gradimento, ed applauso. Volle dipoi passare in Sicilia per rivedere i suoi genitori, e dar loro (presago forse della sua prossima fine) l'estremo addio. Reduce in Napoli fu invitato a dar fuori altra musica per lo dramma Beatrice di Tenda per Venezia; e dopo essersi colà trasferito, da detta città passò in seguito a Parigi, indi a Londra, ove fè rappresentar le sue produzioni armoniche che furon gradite. Nel 1835 per Parigi in poco tempo compose la Musica per altro dramma intitolato li Puritani, che gli fè ottenere la decorazione della Legion di onore. Ma mentre preparavasi a mettere insieme le note musicali per una grande opera richiesta dall'Accademia francese, colei, che fura prima i migliori, lo tolse di vita a Ponteaux presso Parigi nel dì 23 settembre 1835. La perdita di Bellini fu di un duolo universale essendosi in lui perduto un rigeneratore dell'antica scuola del cantare, dotato di un estro vivace senza dipartirsi dalle pure e vere regole della scienz'armonica. A tal singolar pregio si univa la purità del suoi costumi, l'esser di ottime maniere dotato, di bello aspetto, ed all'intutto esente dalla vanagloria cui van soggetti i giovani, che qualche rinomanza hanno acquistato, come benciò conobbe il Politico-istorico latino (Tacito) dicendo che gli onori prematuri che si rendono a' giovani, fanno essi montare in superbia. Bellini poteva in tutto somigliarsi a Pergolese, poichè ambi nati in paese straniero, ambi inclinati per la Musica, ambi la conoscono e ne profittano perfettamente ne' nostri Conservatori, ambi lasciano il loro nome immortale, ambi dotati di placide ed umili maniere, ed ambi finiscono i loro giorni lontani dalle loro patrie, essendo Bellini morto a Ponteaux in Francia, e Pergolese a Pozzuoli nel regno di Napoli.

Carlantonio de Rosa marchese di Villarosa
Memorie dei compositori di musica del Regno di Napoli
Napoli, dalla Stamperia reale, 1840