Gasparo Fiorino
FIORINO GASPARE nacque in Rossano Città della Calabria. Apprese la Musica sotto la direzione di Feo. Non si sa altro di lui, se non che compose alcune canzoni a tre, e quattro voci.
Carlantonio De Rosa marchese di Villarosa
Memorie dei compositori di musica del Regno di Napoli
Napoli, dalla Stamperia reale, 1840
Fiorino, Gasparo
(Rossano, Cosenza, 1539 – post 1577).
Poeta e musicista. Sul luogo di origine di Fiorino esistono notizie discordanti, soprattutto per via di un errore commesso da Schmidl, il quale, senza analizzare a fondo il problema, scrive nel suo Dizionario universale dei musicisti che Gasparo Fiorino nacque a Rossano Veneto in provincia di Vicenza. In verità, già nel 1737 Tommaso Aceti, nel pubblicare il volume De antiquitate et situ Calabriae di Gabriele Barrio con adnotationes et notae, aveva incluso Gasparo Fiorino fra i musicisti calabresi con il titolo di “magister cantorum”. Peraltro, attraverso l’analisi delle sue opere, è agevole inferire la sua terra natìa. In particolare, nelle opere da lui pubblicate, si riscontrano inflessioni dialettali chiaramente calabresi e la mancanza di venetismi, per quanto egli abbia operato prevalentemente in area veneta. Non mancano poi espliciti riferimenti a personaggi, luoghi e istituzioni calabresi: nella villanella Sopra l’Accademia della Nobile Città di Rossano, lo «splendor di chiara stella», sicura guida ai «Nocchieri esperti e fidi naviganti», appare perfettamente congrua in relazione all’Accademia dei Naviganti di Rossano, la quale aveva appunto per impresa una nave senza attrezzi in mare tempestoso, alla scorta d’una stella, con il motto Duce secura e il distico: Virtus splendet, sum invidiae secura per undas, / Duce illa, ista fremat, gloria portus erit.
Riferimenti ad una stella che “governa” una barca senza arredi si riscontrano anche nella canzonella dedicata alla signora Felice Orsina Colonna. Inoltre, l’appellativo di “Città”, che in Fiorino ricorre sempre, poteva essere attribuito soltanto a Rossano Calabro e non, come vorrebbero lo Schmidl, la Ricordi e il Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, a Rossano Veneto, giacché la prima era all’epoca, fra l’altro, sede vescovile, laddove, invece, la seconda non era altro che un grosso borgo di Bassano.
Ma le notizie maggiormente probanti in merito al luogo di nascita di Fiorino ci giungono da un documento d’archivio (rinvenuto nell’estate del 1995 e pubblicato da Crescenzo di Martino), che non soltanto attesta la presenza di Fiorino a Rossano nel 1560, ma lascia anche intendere che egli appartenesse a qualche famiglia altolocata. Quanto venuto alla luce è una dichiarazione giurata, spontanea e libera, resa al notaio Pietro Antonio Carbone di Corigliano il 26 gennaio 1560, da «Gasperi Fiorinus de Civitate Rossani», alla presenza di sei testimoni, persone note per prestigio sociale e peso pubblico, al fine di dare garanzia e credito tali da tacitare ogni possibile dubbio sulla veridicità di quanto viene dichiarato. Il documento non certifica se Fiorino a quel tempo risiedesse a Rossano, ovvero se si trovasse soltanto temporaneamente nella sua città. Le certezze ricavabili sono però almeno tre: la sua sicura origine rossanese, la sua presenza in città nel 1560 e il suo peso pubblico di rilievo.
L’origine rossanese pare trovare conferma in una pubblicazione del musicista calabrese, l’Opera nuova chiamata la Fama, stampata a Lione nel 1577, individuata recentemente da Carlo Galiano (anche se già presente in Laurent Guillo, Les édition musicales de la renaissance lyonnaise, Paris, Klincksiek, 1991) e il cui unico esemplare noto si conserva presso la Bibliothéque Municipale di Troyes. Nel frontespizio di questa cinquecentina, entro una cornice ovale che circonda un ritratto del musicista inciso nella diffusa prospettiva rinascimentale di tre quarti, si legge: «Gasparo Fiorino Musico et P. di la Città di Rossano etatis suae XXX8 1577». Egli, quindi, oltre ad evidenziare il suo status di musico e poeta della città di Rossano, dichiara anche che nel 1577 aveva trentotto anni.
Fissata così la data di nascita al 1539, possiamo passare alla ricostruzione delle sue vicende biografiche, ricostruzione per nulla agevole data la scarsità di fonti rimaste a disposizione.
Appare quantomeno plausibile che Fiorino abbia compiuto i suoi primi studi a Rossano, giacché una scuola di avviamento alla musica liturgica esisteva con ogni probabilità, all’epoca presso uno dei due conventi francescani della città (intitolati a San Francesco d’Assisi e a San Bernardino), i quali proprio in quegli anni si erano dotati di codici liturgici per il canto dell’ufficio e della messa.
Fiorino pubblica tre delle sue quattro opere attualmente conosciute, a Venezia (dove pubblicano le proprie opere tutti i compositori meridionali, sino all’avvio di una stabile editoria musicale napoletana negli anni Novanta), e, nel complesso, sembra abbia operato prevalentemente in Italia settentrionale. Delle tre sillogi veneziane di Fiorino, la prima, la Nobiltà di Roma, pubblicata nel 1571, è quella che ha avuto maggior fortuna, conoscendo le ristampe del 1573 e del 1582 e figurando essa negli indici del 1591 di Angelo Gardano e di Giacomo Vincenti, in quelli del 1596 degli Scotto e nel Catalogus librorum qui in Iunctarum Biblioteca Philippi Haeredum Florentiae Prostant del 1604; tale successo è dovuto probabilmente al fatto che, accanto alla versione vocale, tale raccolta presenta anche quella strumentale, sotto forma di intavolatura per liuto.
Fiorino dedica questa sua prima opera a Orazio Della Noia de Lannoy (uno degli uomini di fiducia del viceré di Napoli Pedro Afan de Rivera), terzo conte di Venafro e quarto principe di Sulmona, città compresa nel Regno di Napoli, mentre nel frontespizio si dichiara «musico dell’illustrissimo et reverendissimo signore Cardinale di Ferrara». L’autore indica anche l’evento in seguito al quale realizzò le sue villanelle, vale a dire il matrimonio del signor Giacomo Manieri con Isabella Priorata. Delle due sezioni nelle quali risulta divisa la Nobiltà di Roma, la prima si compone di trecentonovantasei versi divisi in novantanove quartine di tre endecasillabi e un settenario ciascuna, con rima ABBb. Ogni stanza porta la dedica ad una delle cento «Gentildonne romane», salvo la trentunesima, dedicata a «Le signore tre sorelle Vittorie», la cinquantacinquesima, dedicata a «Le due cognate Mantiche» e le ultime due, nelle quali il poeta conclude che è meglio tacere, poiché le sue parole non sono pari ai meriti delle donne lodate. Nella seconda sezione troviamo «le molte altre villanelle», in tutto trentuno. Non tutti i brani hanno un dedicatario, come invece accade nel Libro Secondo (dedicato a Giulia Lomellino) e nel Libro Terzo di Canzonelle (dedicato a Giovanni Battista Doria; in questo caso, soltanto gli ultimi tre brani si presentano senza dedicatario), contenenti in totale duecentoquaranta brani.
Il secondo libro delle Canzonelle a tre e quattro voci, pubblicato nel 1574, è dedicato alla figlia Giulia di Agostino Lomellino, appartenente ad una nobile e ricca famiglia genovese, che annovera fra i suoi componenti anche dei dogi della città di Genova. Il Libro Terzo delle Canzonelle a tre, et a quattro voci, pubblicato anch’esso nel 1574, è dedicato a Giovanni Battista Doria.
L’ultima “canzonella” del Libro Secondo, non recando alcuna dedica, porta il titolo di Passioni amorose di Fiorino e appare eccezionalmente corredata di ventiquattro immagini, le quali rimandano ad una classificazione in forma iconica di prosopopea dei canonici stati d’animo dell’innamorato, attraverso la corrispondenza di stanza e immagine allegorico-simbolica e la creazione di veri e propri emblemi, regolarmente costituiti da un motto, da una parte iconica e da una linguistica, secondo quanto prescritto dalla imitatio di matrice neoaristotelica allora imperante e volta alla riattualizzazione del mondo classico, già codificato in fonti letterarie e grafiche, a partire dalla casistica che già si riscontra nelle Metamorfosi di Ovidio. Dedicando la Nobiltà di Roma nel suo complesso al principe di Sulmona, Fiorino dichiara apertis verbis che si tratta in parte “delli versi” di cui già egli aveva fatto omaggio. Da queste e da altre dichiarazioni presenti nelle dediche, si evince chiaramente che si tratta di raccolte di composizioni che già circolavano e delle quali egli è anche l’autore dei testi poetici. Dal frontespizio della Nobiltà di Roma si apprende che Fiorino, nel 1571, era musico del cardinale di Ferrara. All’epoca i cardinali di Ferrara erano due, Ippolito II e Luigi D’Este, rispettivamente zio e nipote, ma l’appellativo di “Cardinale di Ferrara” come ha brillantemente chiarito Annunziato Pugliese, spetta ad Ippolito, grande mecenate delle arti e “patrono” dei musicisti, proprietario di una cappella musicale diretta prima da Francesco Portinaio e poi da Giovanni Pierluigi da Palestrina; detta cappella contava in quegli anni da dieci a diciannove musicisti stabili e, poiché il nome di Fiorino compare nel libro dei Salariati 1570 e nel Conto di tutti li denari 1570, si desume che egli era fra quei musicisti “provvisionati” o “salariati”, vale a dire che avevano un rapporto di lavoro stabile. Negli stessi anni, Fiorino svolgeva contemporaneamente anche attività didattica presso il Seminario Romano.
Fiorino chiama “Villanelle” le composizioni contenute nella Nobiltà di Roma e “Canzonelle” quelle del Secondo e Terzo Libro. Sostanzialmente non vi sono però grosse differenze. Le villanelle vere e proprie, quelle cioè che conservano ancora, anche nei testi, la forma, il sapore e gli umori della canzone villanesca, sono non più di quattro. Le altre, pur mantenendo la forma della villanella, presentano temi non più propri di quest’ultima, ma di carattere prevalentemente encomiastico, cavalleresco e cortigiano. Nei testi poetici Fiorino dimostra una notevole dimestichezza sia con le forme metriche, sia con le combinazioni ritmiche. Il genere che coltiva Gasparo Fiorino (quello della villanella), all’epoca delle sue pubblicazioni era già nella fase di fusione con il madrigale. In particolare, in questo periodo la villanella si distacca dalla canzone popolare dell’Italia meridionale d’argomento amoroso, adottando testi di poesia aulica in lode di donne ed in celebrazione di particolari eventi, sebbene il suo schema rimanga sempre vicino a quello dello strambotto toscano, con l’aggiunta di un refrain alla fine di ogni distico. Al termine “Villanella” si tende allora a sostituire quello di “Canzonetta” o, come nel caso di Fiorino, “Canzonella” che, secondo Ian Fenlon, sta ad indicare la fusione fra villanella e canzonetta.
Nella produzione di Fiorino troviamo forme riconducibili allo strambotto toscano e a quello romagnolo, all’ottava siciliana (ma con ripresa variabile nella strofa finale) e forme senza ripresa. Il numero dei versi varia da tre a cinque per ogni strofa nei testi con musica, mentre, nei testi non intonati che si riscontrano nel Secondo e Terzo Libro, ricorre quasi esclusivamente l’ottava nella forma metrica dello strambotto toscano. Le forme poetiche non sembrano avere alcuna influenza su quelle musicali. La forma musicale preferita è quella tripartita nelle sue varie combinazioni e viene usata indipendentemente dalla struttura metrica e dal numero dei versi. Ma se le forme usate e gli argomenti trattati dai testi poetici presentano un Fiorino in linea con i tempi e con gli ambienti che frequentava, non altrettanto si può dire per la musica, la quale conserva il sapore e la freschezza del folclore napoletano, con la leggerezza e la semplicità relative. Forse proprio per questo egli diventa punto di riferimento e fonte preziosa per una serie di musicisti che pubblicano nell’ultimo trentennio del Cinquecento e nei primi decenni del Seicento. Su un totale di duecentosessantadue brani di Fiorino, nove furono intonati da altri musicisti come madrigali, quarantadue come canzonette, sette come napolitane e quattro sotto altre forme.
In definitiva, è essenzialmente nel petrarchismo di Fiorino e nel valore del suo artigianato poetico e musicale che la critica ha riconosciuto il pregio dell’apporto del musicista di Rossano alla storia del repertorio minore, individuando soprattutto nell’introduzione di temi mitologici e storici, ai quali alludono i suoi versi, l’essenza di quella “varietà dello stile” e “novità de concetti” da lui annunciate con le dedicatorie del Libro Secondo e del Libro Terzo. D’altronde, è proprio in questo periodo che il mecenatismo musicale diviene quella simbolizzazione di rango che si inserisce nel quadro di una chiara omologazione della cultura aristocratica al modello cortigiano, all’interno del quale la musica, sulla scorta della speculazione boeziana ripresa da tutta la tradizione quadriviale scolastica posteriore, viene riscattata dal suo potenziale effetto svirilizzante rispetto all’edificazione dell’habitus nobiliare, per assumere, soprattutto, nella seconda metà del Cinquecento, alla luce del pensiero etico aristotelico filtrato attraverso la lettura plutarchea, il valore di disciplina finalizzata alla costruzione di un ordinato rapporto reciproco della ratio con il corpo e delle parti dell’anima fra loro.
La medesima strategia è ravvisabile nella quarta opera di Fiorino (pubblicata nel 1577 e rinvenuta, come si è detto, di recente), la quale documenta manifestamente le dimensioni al contempo culturali e commerciali dell’attività poetica e musicale di Fiorino, giacché, secondo quanto afferma il frontespizio, l’Opera nuova viene pubblicata a Lione apparentemente a totale carico del musicista («stampata per l’auttore»). A ciò si aggiunge, poi, che questa stampa contiene i soli testi poetici di 61 canzonelle, dei quali cinquantanove con dediche singole e, comunque, cinquantadue già pubblicati con diverso indirizzo nel Libro Secondo o nel Libro Terzo (incluse, nelle pagine conclusive, le venticinque quartine con immagini xilografiche e senza dedica intitolate “Passioni amorose”, già edite in coda al Libro Secondo). A rendere evidenti anche in questo caso le implicazioni specificamente patrizie e mercantili dell’operazione editoriale tentata a Lione da Fiorino nel 1577, sono inoltre i versi della dedica generale del volume indirizzati a Lucrezia Buonvisi, la giovane rappresentante di una delle famiglie dell’oligarchia commerciale e finanziaria di Lucca più ricche e potenti, con attività e interessi economici nella stessa Lione, ad Anversa, in Inghilterra e in Spagna.
Nulla di conclusivo si può affermare sugli ultimi anni di vita del compositore. Lo studio di Pugliese (precedente, però, al ritrovamento dei testi del 1560 e del 1577) ipotizza che, dopo una lunga parentesi ricca di onori e gloria, il polifonista calabrese, forse «ormai vecchio e senza lavoro al nord» e «lontano dall’opulenza delle corti dove fino a qualche anno prima era lodato e richiesto», in ultimo, quando da tempo anche le diatribe locali che avevano contribuito ad allontanarlo si erano spente, potrebbe essere ritornato a Rossano per concludere la sua vicenda umana come Cantorum Magister.
Composizioni
Opera Nuova Chi[a]mata la Fama. Libro Primo. Canzonelle alla Napolitana (dedica a Lucrezia Buonvisi; Lione, 1577).
Bibliografia
Michele Maylender, Storia delle Accademie d’Italia, Bologna, Forni, 1926-1930.
Carlo Schmidl, Dizionario universale dei musicisti, II, Milano, Sonzogno, 1929.
Enciclopedia della musica, Milano, Ricordi, 1964.
Alfredo Gradilone, Storia di Rossano, III, Chiaravalle, Frama Sud, ristampa del 1980.
Francesco Caffi, Storia della musica sacra nella già cappella ducale di San Marco in Venezia (dal 1318 al 1797), Firenze, Olschki, riedizione annotata con annotamenti bibliografici (sino al 1984) a cura di Elvidio Surian.
Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti. Le biografie, II, Torino, UTET, 1985.
Annunziato Pugliese, Gasparo Fiorino musicista calabrese, in Fausto Torrefranca: l’uomo, il suo tempo, la sua opera, Atti del Convegno internazionale di studi (Vibo Valentia, 15-17 dicembre 1983), a cura di Giuseppe Ferraro e Annunziato Pugliese, Vibo Valentia, Istituto di Bibliografia Musicale Calabrese, 1993.
Villanella, Napolitana, Canzonetta. Relazioni tra Gasparo Fiorino, compositori calabresi e scuole italiane del Cinquecento, Atti del Convegno internazionale di studi (Arcavacata di Rende – Rossano Calabro, 9-11 dicembre 1994), a cura di Maria Paola Borsetta e Annunziato Pugliese, Vibo Valentia, Istituto di Bibliografia Musicale Calabrese, 1999.
Ian Fenlon, voce Fiorino, Gasparo, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, VIII, London, Macmillan, 2001.
Giulio Le Pera - Maria Elena Murano
in Marilena Gallo [a cura di]
Dizionario dei musicisti calabresi
Caraffa di Catanzaro, Abramo, 2009