BARCA (P. don Alessandro) delle scuole pie, pubblico professore di diritto canonico nell'università di Padova, e vice-segretario per le scienze in quell'accademia. Nelle relazioni accademiche dell'ill. ab. Cesarotti due se ne trovano di altrettante memorie ivi recitate dal P. Barca intorno alla Musica, noi le rapporteremo per intero, dar non potendone un saggio più preciso e così ben fatto. La prima Memoria è dell'anno 1783, ed eccone il ragguaglio che ne dà il Cesarotti. “La matematica presiede ugualmente all'armonia metaforica delle sfere, e alla reale della musica. Coltivatore appassionato dell'una e dell'altra facoltà il P. Profr. Barca essendosi proposto di dar una nuova teoria di musica appoggiata a un principio del tutto nuovo e generale, vi preparò la strada con una Memoria preliminare, frutto del suo zelo accademico, la di cui lettura occupò successivamente varie sessioni. Delle due parti in cui è divisa, presenta prima una descrizione del fenomeno dell'armonia e delle consonanze, descrizione che in ogn'altro caso avrebbe potuto omettersi (essendo il fenomeno non punto nuovo) ma che in questo si rendeva necessaria, perchè dal modo con cui viene esposta dal N. A. risulta tale l'effetto delle consonanze semplici, quale finora non fu osservato da alcuno. Tutti i teorici da qualche tempo avevano nell'armonia riconosciuto il basso fondamentale, vale a dire convenivano universalmente nel riconoscere nell'armonia di più suoni un suono principale e dominante sostenuto e rinforzato dagli altri. Ma non s'erano però avveduti che lo stesso appunto accadeva anche nelle semplici consonanze; e che sempre anche in esse i due suoni equivalevano a un solo che l'altro sostiene e rinforza; o se pure l'avevano osservato, era però sfuggito alla comune osservazione esser questo suono ora il grave, ed ora l'acuto dei due, talora, quel ch'è più, in alcune successioni anche di consonanze semplici un terzo diverso dagli altri due: in quella maniera stessa che sempre accade nell'armonia piena di terza maggiore alla terza minore, e alla sesta maggiore, e all'opposto nell'armonia piena di terza minore alla terza maggiore e alla sesta minore. Certo adunque il P. Barca di portar la materia alla più esatta precisione, e di metterla in lume non osservato premise a ragione la descrizione del fenomeno. Di questa, come d'un esatto ragguaglio per paragonar le cause agli effetti, fa uso il N. A. nella seconda parte della sua Memoria, in cui prende ad esaminare le teorie della musica, non però tutte, ma quelle soltanto che appogiate alla semplicità delle ragioni delle consonanze contengono molto di vero, e avendo perciò qualche cosa di comune col suo nuovo principio possono dare alla sua dimostrazione un qualche esterno risalto. Fa egli pertanto successivamente varie opportune riflessioni sulle teorie del Galileo, del Cartesio, dell'Eulero, e del Diderot, le quali riflessioni, oltre al portar l'esame delle suddette teorie a una non comune esattezza, e indicar i difetti di ciascheduna relativi ai proprj loro supposti, danno alfine un risultato uniforme, vale a dire essere insufficiente qualunque teoria di sola semplicità, a render ragione del fenomeno dell'armonia e delle consonanze, come fu dall'A. precedentemente descritto. Questa conclusione sarà il fondamento dal quale dovrà partire il N. A. quando verrà poi a comunicarci il suo nuovo principio teorico d'un'arte che tanto interessa: l'universale ignora quanto debba a quelle scienze astratte e severe, di cui talora più d'uno domanda spensieratamente a che pro? Così è; la società non ha verun'arte non dirò di comodo, ma di delizia e di lusso che non sia dovuta pressochè interamente alle fatiche dei dotti. La seconda Memoria è dell'anno 1787, e questo è il ragguaglio che ne dà il Cesarotti. "Gustar la musica, egli dice, è dono universal degli orecchi, saper la ragione, per cui si gusta è pregio particolar dello spirito, e pregio così raro che non è ancora ben certo se alcuno il possegga per modo da spiegar adeguatamente tutti i musicali fenomeni. Così certamente non sembra al N.A., il quale da qualche anno si occupa nel rintracciar il principio d'una nuova teoria della musica. Aveva già egli mostrato nella precedente Memoria che in due sole maniere si cercò finora, e doveasi cercar dai filosofi di render ragione delle consonanze e dell'armonia, che l'una si appoggiava all'assuefazione dell'organo, e alla ragione di tale o tal circostanza, coll'altra se ne rintracciava il fondamento nella metafisica del piacere, e nelle immediate sue cause, che alla prima classe appartenevano le teorie di risonanza e di terzo suono, alla seconda le teorie di semplicità di ragioni, le quali tuttochè diversificate nell'esposizione presso il Galileo, il Cartesio, l'Euleroe 'l Diderot hanno però tutte la stessa base, e che finalmente sì l'una che l'altra specie di teorie erano del pari lontane dal presentarci un vero e assoluto principio generatore e spiegator dei fenomeni. Siccome però alla semplicità di ragioni non può assolutamente negarsi una qualche porzion d'effetto, come pur fu mostrato altrove dall'autore stesso; così dietro a questa considerazione spera egli di esser finalmente giunto alla scoperta di cotesto desiderato principio, ch'egli fa consistere nella semplicità combinata colla proporzione. A sgombrar gli equivoci, egli prende tosto a spiegarci cosa egli intenda per proporzione relativamente alla musica e al bello fisico, e avendo nella proporzione presa in generale distinto tre specie di ragionevolezza, di natura, d'instituzione, di convenienza, conchiude che il bello di proporzione non dee cercarsi nelle proporzioni astratte, ma nell'esemplare stesso del bello fisico, con cui quelle non sempre e assolutamente convengono. Quindi perchè l'esemplar fisico abbia la bellezza di proporzione, vi ricerca tre condizioni, commensurabilità nelle parti, relazione fra esse, e ordine proporzionale dei rapporti, dalle quali condizioni riunite risulta il massimo effetto del bello musico. La commensurabilità consiste nella semplicità di ragioni, la quale ammettendo il più e 'l meno si propone a misurarla un calcolo proprio; la relazione delle parti, oltre all'ajuto ch'ella deve alla detta semplicità, è non poco sostenuta dai fenomeni delle risonanze e del terzo suono; finalmente la terza condizione dell'ordine dei rapporti è quella che identifica la nuova teoria, e la rende atta a spiegar que' fenomeni, che ad ogn'altra spiegazione resistono. Con queste tre condizioni vengono determinate le ragioni musiche consonanti, e tutti i casi d'armonia consonante per terza maggiore e terza minore, e tutto corrisponde così esattamente al fenomeno delle consonanze e dell'armonia, che sembra quasi il fenomeno, come si esprime l'A., dedotto dalla teoria piuttosto che la teoria immaginata dietro il fenomeno." Nel primo tomo dei saggi scientifici dell'Accademia di Padova pubblicato nel 1786, si trovano le due Memorie del P. Barca sotto il titolo d'Introduzione ad una nuova teoria di musica.

Giuseppe Bertini
Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de’ più celebri artisti di tutte le nazioni si’ antiche che moderne
Palermo, dalla Tipografia Reale di Guerra, 1814