Augusto Pollastri
Augusto Pollastri (Bologna, 11.V.1877 – ivi, 9.XI.1927).
Augusto ingegno precoce
Prima di abbracciare la liuteria, il liutaio Raffaele Fiorini era stato mugnaio in gioventù, ed è comprensibile che fosse rimasto tanto solidale verso questa categoria da offrire il suo aiuto a una famiglia agricola di sua conoscenza in difficoltà, prendendone come garzone di bottega, ancor giovanissimo, il primo di nove figli. Questo ragazzo sarebbe divenuto poco dopo il capostipite di un'altra celebre famiglia bolognese che ha dato lustro e fama alla nostra Arte in città: i Pollastri. Il suo nome era Augusto ed era nato nel 1877, appena fuori Bologna. Il padre Cesare era bracciante e prestava la sua opera presso un mulino, aveva passione per la musica e suonava l'organo nei pochi momenti di svago. Anche sua moglie lavorava, come tessitrice, ma questi due modesti stipendi non bastavano e Augusto, subito dopo la quinta elementare, benché avesse il progetto di apprendere la lavorazione del legno o più specificatamente l'intaglio presso qualche generica falegnameria, fu mandato dal Fiorini col compito di tenere pulita e in ordine la sua bottega di Palazzo Pepoli. Era l'epoca in cui Giuseppe, il figlio di Raffaele, stava spiccando il volo per la Germania e i due fratelli Candi, anche loro allievi in bottega, stavano iniziando la loro carriera a Genova. Il giovanissimo Augusto sembra dunque abbia avuto campo libero per farsi totalmente catturare dalla magica atmosfera di quello storico laboratorio: fin da subito desiderò cimentarsi nell'intaglio di una chiocciola. Iniziò a farlo di nascosto e per imitazione, dopo aver compiuto le mansioni per le quali riceveva uno stipendio di una lira al giorno da versare in famiglia. Quando nel 1894 il ragazzo, appena diciassettenne, rimase orfano di padre, questo rapporto si intensificò e da garzone divenne a tutti gli effetti apprendista e aiutante al banco di lavoro in Palazzo Pepoli, praticamente nello stesso periodo in cui anche un altro giovane, appena più vecchio di lui, stava prendendo lezioni di liuteria: Armando Monterumici.
Raffaele, intuito il suo talento e con istinto certamente paterno, gli diede così la possibilità di esprimersi a un livello superiore, ora che chi restava della famiglia di Augusto aveva ancora più bisogno di lui; e nel 1897, quando dovette ritirarsi per problemi di salute, affidò a lui la conduzione del laboratorio, sicuro che durante quegli ultimi tre anni il suo più giovane apprendista aveva imparato abbastanza di attrezzi, di restauro e di relazioni con i clienti.
L'anno successivo, cioè al momento della scomparsa del maestro, mentre il più anziano Monterumici rilevava ufficialmente, e con il permesso del figlio Giuseppe, lo storico laboratorio con gli attrezzi che avrebbe di lì a poco trasferito in via Zamboni, il giovane Augusto si attrezzava un piccolo spazio di lavoro in casa, appena fuori Porta Castiglione, ove mettendosi in proprio, finalmente, arrivò a completare il suo primo violino.
Dobbiamo immaginarci il tipo di vuoto che la scomparsa di Raffaele Fiorini aveva lasciato nel consistente tessuto musicale di Bologna a cavallo tra '800 e '900: per una trentina d'anni la sua bottega era stata il centro di una rinascita auspicata da molti in passato, essendo riuscita a reimplementare un'attività assai richiesta legata agli strumenti e diventata, per certi aspetti, insostituibile. Il fatto che l'erede più naturale, il figlio Giuseppe, fosse andato lontano ad aprire una sua propria bottega, e che gli unici due allievi più maturi avessero già da tempo deciso di intraprendere la propria carriera a Genova, aveva lasciato ad Armando Monterumici e Augusto Pollastri l'incombenza di continuare le fila di quel percorso, che comprendeva due servizi per la collettività un po' diversi ma complementari: creazione e restauro. Certamente Augusto aveva ricevuto un apprendistato molto più orientato verso quest'ultimo; tuttavia, rimasto così repentinamente senza una guida, grazie alla sua indole creativa aveva cominciato subito a cimentarsi principalmente nella costruzione. Mentre al suo quasi coetaneo collega accadeva forse l'opposto. Questo inizio fu dunque un po' anomalo per Augusto, poiché solitamente l'insegnante, quando c'è, esercita una sorta di controllo anche stilistico sull'allievo, a mano a mano che questo si impadronisce delle tecniche costruttive e mostra la sua disposizione al lavoro.
Invece lui dovette fare tutto da solo, e da come si mosse possiamo oggi ammirarne il talento, poiché la totale libertà di cui godette in quella delicata fase della ricerca di una propria autonomia, anziché disorientarlo lo portò a una vantaggiosa differenziazione dagli stilemi appresi dal Fiorini. Così, dopo un breve periodo di forte ispirazione attinta alla celebrata scuola piemontese e alcuni simili tentativi riferibili a quella verosimilmente bresciana, il Pollastri era già pronto al varo di un modello assolutamente originale ed elegante, felice sintesi di linee classiche cremonesi e squisitamente bolognesi, che inaugurò nel 1906 e mai più cambiò, in un momento in cui già si era fatto notare per la sua perizia nell'ambiente musicale circostante. Creò così un modello e uno stile nuovi che erano destinati a divenire di lì a poco famosissimi in tutto il mondo. Era un talento naturale: aveva buon gusto, pazienza, volontà, orgoglio artigiano e lungimiranza. E pare che fosse anche di buon carattere, riservato ma bonario e molto bolognese. Aprire una bottega in casa voleva dire rinunciare a tutti i vantaggi del negozio in strada, significava far finta di non aver bisogno di tutto quel genere di entrate sicure che la pubblica piazza era in grado di fornire quotidianamente e specialmente quando si è agli esordi di questa attività permettono una sopravvivenza dignitosa, fino a che le ossa non siano diventate robuste. Eppure Augusto di questo seppe fare a meno e la sua notorietà di artista, dopo la scomparsa di Raffaele, crebbe molto rapidamente. Anche come restauratore, cosicché i clienti lo trovavano anche se non aveva l'insegna sulla strada. La sua fama aveva raggiunto perfino il famoso virtuoso spagnolo Pablo de Sarasate che, appellandolo come il "mago della liuteria", ne fu amico e lo visitò a Bologna col suo Stradivari poco prima di morire.
Non si era ancora conclusa la prima decade del nuovo secolo che Augusto aveva già costruito anche per il Liceo Musicale di Bologna un famoso quintetto (in mancanza forse dell'ultima consegna di strumento alcune fonti parlano piuttosto di un quartetto): due violini, un cello e due viole piccole. Purtroppo all'attuale Conservatorio non è rimasto null'altro che il violoncello, vera ironia della sorte dato che lo stesso Pollastri ebbe a dire a quel tempo, circa nel 1913: "Li ho costruiti volentieri perché almeno cinque dei miei strumenti, che sono proprio miei in quanto non ho mai voluto copiare nessuna scuola, non andranno perduti o dispersi nel mondo!". La proposta di una commissione così impegnativa anche per l'istituzione bolognese partì dal famoso organista Marco Enrico Bossi, che ne era a quel tempo il direttore, ulteriore testimonianza del fatto che già allora il maestro liutaio felsineo era tenuto in grandissima considerazione. E anche che le profonde sinergie tra mondo musicale e costruttori non erano mai cessate in città: bei tempi, quando i centri didattici commissionavano liberamente gli strumenti ai più rinomati liutai della zona! In quella occasione «Il Resto del carlino - La Patria» del 6 luglio 1911 dedicò ad Augusto un intero articolo. Era firmato dal direttore della testata Mario Missiroli e lo accompagnava una famosa fotografia in cui la viola appariva ma era descritta come ancora in costruzione.
Dall'inizio della decade successiva Augusto poté godere della maggiore vicinanza del fratello Gaetano, violinista: così nemmeno la mancanza di una diretta pratica musicale fu per lui un problema. Gaetano suonava già prima del passaggio del secolo, assecondando un lontano desiderio del babbo, ma aveva cominciato a frequentare il Liceo Musicale soltanto nell'autunno del 1900 con Adolfo Massarenti; con lui si era diplomato all'Accademia Filarmonica nel 1909, esercitando più intensamente la professione violinistica dal 1904 al 1913. Ma intanto affiancava l'attività nella bottega del fratello: non limitandosi a provare gli strumenti, aveva imparato molto presto anche a fare le incrinature agli archetti, delle quali i musicisti avevano costantemente bisogno, e certo anche tanti altri utili lavori accessori fino alla costruzione di un violino tutto suo nel 1926.
Molti degli allievi delle classi di strumenti ad arco del Liceo Musicale finirono per possedere strumenti Pollastri: per esempio studenti di Barera, Sarti, Consolini, Massarenti.
Durante la breve carriera Augusto, nonostante il carattere indubbiamente schivo e riservato, ebbe a che fare con diverse personalità del suo tempo fra cui Alfonso Marconi, fratello del più celebre Guglielmo, che dimorava nella capitale britannica e seguiva molto da vicino la liuteria ed il commercio degli strumenti. Anche Fridolin Hamma, direttore di una nota casa di violini di Stoccarda, ebbe un rapporto speciale col giovane Augusto: l'amicizia si era tradotta anche in un interessante relazione di lavoro. Il conte Strocchi si serviva di lui per il mantenimento della sua famosa collezione di Cotignola, poi dispersa durante la seconda guerra mondiale. I due fratelli Pollastri collaboravano in armonia: insieme per diversi anni hanno certamente soddisfatto una platea abbastanza ampia di strumentisti e artisti anche internazionali, con molti servizi per la categoria e 64 strumenti, sempre di mano e firma esclusiva di Augusto, forse pochi in una trentina d'anni ma di grande qualità.
Gaetano erede di Augusto
Gli anni Venti furono fonte di grandi soddisfazioni per Augusto. Alcuni riconoscimenti pubblici giunsero anche come una gradita sorpresa a più riprese: la regale Stella al Merito del Lavoro per singolari meriti di perizia, fedeltà e buona condotta morale; il diploma di Croce al Merito dal Governo Italiano; la medaglia della Città di Fiume; il titolo di Cavaliere assegnato da Vittorio Emanuele III; un riconoscimento alle Esposizioni riunite al Littoriale di Bologna; e infine la Medaglia d’oro all’Esposizione internazionale della Musica di Ginevra, alto riconoscimento per l’ultimo violino realizzato e presentato alla importante manifestazione svizzera. Questo purtroppo segnò però bruscamente l'interruzione di una attività artistica al pieno del successo, poiché una malattia inaspettata e fulminea lo portò via ai vivi il 9 novembre 1927, all'età di appena cinquant'anni.
Non avendo avuto figli maschi Augusto lasciò tutta la sua eredità artistica nelle mani del fratello più giovane, il quale si trovò di certo spaesato quando ebbe tutto sulle spalle, inaspettatamente, all'età di 41 anni. La raggiunta celebrità del fratello era comunque tale che sarebbe stato un delitto disperdere un nome e un marchio così di successo, tanto legati alla città di Bologna cui continuavano a portare onore e prestigio. L'etichetta Pollastri stessa è piena di riferimenti che la legano alla nostra città e Gaetano ebbe il coraggio di continuare a costruire e riparare strumenti con lo stesso spirito. Il timbrino a fuoco dei due polli che si imbeccano (in uso dal 1910) e il modello originale (in uso esclusivo dal 1906) furono conservati e dunque portati avanti orgogliosamente dal violinista per un'altra abbondante trentina d'anni, continuando a essere un valido riferimento per tutti coloro che vedevano in questa scuola e in questo metodo una degna continuazione in chiave moderna dell'arte liutaria classica italiana.
Dovendo cominciare a svolgere da solo questa attività Gaetano ritenne opportuno traslocare quasi subito da via Castiglione fuori mura, ove aveva appreso l'arte in famiglia, e avvicinarsi al cuore dell'attività musicale, cioè al Conservatorio e al Teatro Comunale, abbandonando definitivamente l'attività orchestrale per quella di liutaio a tempo pieno. Così, dopo un paio d'anni passati in via Giuseppe Petroni, nel 1930 si stabilì in piazza San Martino 1, in quella che sarebbe stata la sua sede definitiva, fino a pochi anni prima della dipartita. Nel laboratorio di quel bel palazzo signorile a due passi dalle due torri la liuteria Pollastri riuscì a passare con dignità il difficile periodo della seconda guerra mondiale e a conservare grande fama presso un gran numero di musicisti di tutto il mondo. Ricordi unanimi lo descrivono come gentile e riservato, grande e onesto conoscitore dell'arte, sempre pronto a servire con generosità i bisogni più diversi di musicisti, collezionisti ed amatori. Qui possiamo riassumere solo in parte il sapore di una carriera giocata su correttezza, dedizione, competenza e senso di responsabilità. Testimoni di queste sono anche i pubblici riconoscimenti ottenuti da Gaetano nell'arco della sua autonoma vita di artista: Croce al Merito e medaglia d'Oro alla terza Esposizione-Fiera Internazionale Città di Fiume già nel 1927 e medaglia d'oro primo classificato alla Prima Esposizione Nazionale dell'Alto Adige di Bolzano del 1929. Dopo questi esordi la sua partecipazione a concorsi e mostre pubbliche andò via via diradandosi, restando però una collaborazione come servizio nelle commissioni giudicatrici.
Attorno ai Pollastri ruotarono molte figure liutarie, alcune delle quali si possono considerare allievi a tutti gli effetti per trasmissione di metodi e concetti di stile: il montenegrino Marco Dobretsovitch, che ebbe stretti contatti epistolari già con Augusto e si ispirò profondamente a questa liuteria pur esercitando in Egitto; Alberto Guerra, della provincia di Modena, che Gaetano stesso definì allievo suo; Franco Albanelli, che ha lavorato a S. Lazzaro fino a pochi anni fa; lo stesso figlio Cesare, che pur con una produzione da secondo lavoro ha continuato l'opera della famiglia dopo il 1960; infine il più importante, cioè Otello Bignami, il cui merito è stato quello di dare ulteriore continuità alla scuola bolognese. Riprova che la famiglia ha lasciato un segno indelebile nella liuteria italiana del '900 è il fatto che i loro strumenti sono stati ripetutamente imitati, con la triste conseguente immissione sul mercato di un numero consistente di falsi che ne inquinano il mercato.
Un'essenziale bibliografia d'assieme sulla scuola bolognese e sui quattro cognomi compresi nel volume (Bignami, Fiorini, Poggi, Pollastri) si legge alla fine della trattazione dell'ultimo grande rappresentante, Otello Bignami.
Un particolare ringraziamento va qui alla prof.ssa Mariarosa Pollastri per la sempre gentile e disponibile collaborazione.
Roberto Regazzi
I Pollastri da Castiglione a S. Martino
in Jadranka Bentini e Piero Mioli (a cura di)
Maestri di Musica al Martini. I musicisti del Novecento che hanno fatto la storia di Bologna e del suo Conservatorio
Bologna, Conservatorio «Giovan Battista Martini», 2021