LUGO GIUSEPPE (1899) - Celebre tenore. Ebbe origini umilissime e trascorse la sua giovinezza fra continue privazioni e disagi. Coltivò per lunghi anni terre altrui; scorazzò da una borgata all'altra vendendo stoviglie; si assoggettò ad altri cento umili mestieri finché lasciò il proprio paese per recarsi a Milano ove divenne bigliettaio nei tram. Dal 1918 al 1923 prestò servizio militare, quindi emigrò nel Belgio. Molteplici furono le sue attività anche in terra straniera: manovale, falegname, fornaciaio. Lavorava e cantava, come del resto aveva sempre fatto fin da ragazzo, e i suoi compagni lo stavano a sentire, avvinti da quella voce bellissima che naturali doti musicali riuscivano a modulare con estrema facilità. Il M° Gaudier, che dirigeva una scuola corale a Charleroi e del quale Lugo sposò più tardi la figlia, fu il suo primo ed amoroso insegnante. Ma un po' per nostalgia di patria e un po' per facilitare le sue aspirazioni artistiche, il futuro celebre tenore pensò di far ritorno a Milano. Sperava d'essere ammesso a quel Conservatorio, ma aveva superati i limiti d'età; e i regolamenti erano severi e precisi. Non gli restava che riprendere la sua «via-crucis». Trovò da occuparsi come usciere, poi ritornò ai suoi vecchi mestieri. Tre anni di vita grama, che sarebbero stati sufficienti ad affievolire la volontà e la fede a chi non avesse avuto una natura di lottatore come quella di Lugo. Molti sono stati i cantanti che hanno dovuta la loro celebrità al caso che li ha fatti incontrare nel sognato mecenate che poteva metterli in condizione di sfruttare il loro tesoro di voce. Senza quel mecenate, Euterpe non avrebbe annoverato tra i suoi figli prediletti né Angelo Masini, né Giuliano Gaiarre, né Sellier, né una decina di altri sommi le cui umili origini e la mancanza di mezzi avevano sempre sbarrato il cammino. E un bel giorno spuntò fuori anche per Lugo l'agognato protettore. Più d'uno, anzi: l'agente teatrale Ferrone, uno dei direttori della Casa Ricordi e il M° Tenaglia. Quest'ultimo plasmò l'artista. Tuttavia, l'odissea di Lugo non doveva finire tanto presto. Licenziato dal suo ultimo impiego, non si sentì di profittare ulteriormente della benevolenza dei suoi protettori e ripartì per Charleroi, ove nel Gaudier ritrovò l'amico e il maestro che in breve tempo riuscì a farlo scritturare per un ciclo di concerti. A Rubaix vinse un concorso che gli fruttò una scrittura triennale all'Opera Comique di Parigi, e fu appunto in quel grande teatro che debuttò clamorosamente con la Tosca. Ultimati i suoi impegni in Francia, tornò in Italia, ma questa volta per entusiasmare i suoi connazionali col suo canto, con lo scintillio di una voce tra le più belle, rare e inequivocabili dei nostri tempi: una voce di sbalorditiva estensione, di timbro purissimo, uguale in tutti i registri, che non trovava riscontro se non in quelle più smaglianti della generazione passata. Il suo ingresso alla Scala fu trionfale, come lo fu al Comunale di Bologna e alla nostra Arena. All'Opera di Parigi e alla Scala ritornò dopo aver elettrizzati i berlinesi con la Bohéme e a Genova e a Milano cantò ancora all'aperto, al Castello Sforzesco e in Piazza della Vittoria. In una indimenticabile serata all'Opera di Roma, fu protagonista di un incidente forse meno clamoroso ma in tutto simile a quello provocato dal nostro Zenatello alla Scala nel 1902. Dopo l’aria del terzo atto di Tosca il pubblico esplose in una ovazione interminabile e reclamò il bis, che neppure in quel teatro era concesso per recenti tassative disposizioni. Fallirono tutti i tentativi di far continuare lo spettacolo, e perché quel pandemonio cessasse non v'era altra soluzione che quella di passar sopra, una volta tanto, ai regolamenti. Si direbbe una prerogativa degli artisti veronesi quella di seminar zizzanie. Ma non è che lo facessero apposta. La colpa, se mai, era dei loro mezzi vocali che facevano talvolta trascendere anche i pubblici più disciplinati e abituati alle esecuzioni grandiose. Toscanini, del resto, non serbò alcun rancore a Zenatello, ed il M° Bellezza avrà pensato che una romanza come quella che aveva sentito da Lugo quella sera a Roma valeva sinceramente un piccolo strappo alla regola. Lugo fu una splendente meteora che passò rapida nel firmamento lirico, imprimendo il nome dell'eccellente cantante nella storia del teatro d'opera. Nel fulgore della sua carriera egli interpretò pure due o tre film musicali di successo. Vive a Custoza, ove ha aperto un ristorante.

Alberto Gajoni Berti
Dizionario dei musicisti e cantanti veronesi (1400-1966)
Verona, Tipo-lito Cortella, 1966