Maria Labia
LABIA MARIA (1880) - Celebre soprano. Sorella della precedente [Fausta], fu degna continuatrice di quell'arte che tanto largamente profuse i suoi doni nell'illustre famiglia (anche la nonna materna fu apprezzata cantante) deliziando le folle di tutto il mondo per oltre trentacinque anni, ottenendo ambiti titoli di Corte e decorazioni in gran numero tra cui la medaglia d'oro per le Arti e per le Scienze. Come la sorella Fausta era dotata di una avvenenza e sapeva sprigionare dall'arte e dalla persona un fascino aristocratico che la poneva in viva luce tra le somme cantanti della sua epoca. Iniziò nella sua Verona la carriera di cantante di concerti e dopo fugaci apparizioni a Padova e a Milano fu a Mosca ove fece dire dal critico del «Russkoje Slowo»: «Ecco un'artista il cui destino è d'occupare un grande posto nel mondo del'arte». In Svezia riuscirono a persuaderla a calcare le scene liriche, offrendole la possibilità di debuttare nella Bohéme di Puccini al Teatro Reale di Stoccolma. Chiamata a Berlino per crearvi la Tosca ne sostenne ininterrottamente un numero incredibile di recite, seguite da numerose altre della Manon Lescaut. Nella capitale tedesca fu pure esecutrice sovra ogni altra eccellente della Resurrezione di Alfano. Alla Scala di Milano ottenne uno dei suoi più clamorosi successi personificando al più alto grado di perfezione la complessa figura di Salomè, opera con la quale soggiogò poco dopo anche il pubblico parigino dell'Opera. A pochi anni dal debutto si recò in America con lunghe scritture nei maggiori teatri di Nuova York, Filadelfia e Boston, poi, per cinque anni consecutivi, è stata la trionfatrice delle scene liriche di Pietroburgo, Mosca, Kieff e Odessa. Richiamata da Toscanini alla Scala per il Falstaff, Madame Sans-Géne, e I quattro rusteghi, cantò in quattro stagioni consecutive alcune altre opere del suo repertorio. Reclamata nuovamente all'estero, fu a Madrid, Budapest e Vienna. Creò la parte di Giorgetta nel Tabarro di Puccini e quella della protagonista di Terra bassa del D'Albert, opera che eseguì per oltre 500 sere nei più grandi teatri, e particolarmente all'estero. Oltre alle opere citate cantò, sempre nei loro idiomi originali, Taïss e Manon di Massenet, il Cavaliere della rosa di Strauss, Carmen (protagonista), Fedora, I gioielli della Madonna, Cavalleria rusticana, Matrimonio segreto, senza parlare dei numerosi concerti tenuti a Wiesbaden, Colonia, Dresda e persino al Teatro Imperiale di Varsavia, assolutamente chiuso per consuetudine a qualsiasi straniero. Morì nella sua villa in Val di Sogno sul Garda, nel 1950.
Alberto Gajoni Berti
Dizionario dei musicisti e cantanti veronesi (1400-1966)
Verona, Tipo-lito Cortella, 1966
Maria Labia (Verona, 14.II.1880 – Malcesine del Garda, 10.II.1953) fu allieva della madre Cecilia. Come cantante lirica esordì nel 1905 a Stoccolma interpretando Bohème, Mefistofele, Cavalleria e Pagliacci. Nel 1907 cantò a Berlino in Tosca. Nel 1915-1916 subì un anno di prigione in Germania con l’accusa di spionaggio. Si esibì nei maggiori teatri italiani ed esteri e dal 1930 al 1934 insegnò canto al Conservatorio di Varsavia. L’anno successivo ebbe la cattedra all’Accademia di Arte Drammatica di Roma che lasciò durante la seconda guerra mondiale.
Claudio Paradiso, Andrea Pomettini, Daria Grillo [a cura di]
Arrigo Tassinari ovvero i fasti del primo Novecento musicale italiano, con CD audio allegato
Perugia, Edizioni Anteo, 2009
L'archivio di Maria Labia è custodito nel DMI di Latina.