Renato Fasano (Napoli, 21.VIII.1902 – Roma, 3.VIII.1979).
Pianista, compositore e direttore d’orchestra, si diplomò nel 1922 in pianoforte con Florestano Rossomandi e nel 1925 in composizione con Antonio Savasta nel Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli.
Negli anni Trenta formò un trio con Ettore Bonelli (1900-1986) e Camillo Oblach (1895-1954).
Ottenuta la direzione del Conservatorio di Cagliari, nel 1933 fondò la Società dei concerti in seno al Conservatorio e l’attuale Orchestra del Teatro lirico. Fu direttore artistico dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia e dei Concerti dell’Augusteo a Roma. Oltre a ricoprire la carica di Direttore dei Conservatori di Cagliari, Trieste, Venezia e infine di Roma, fu anche un infaticabile organizzatore musicale.
Fu l'ideatore e per molti anni l'organizzatore e il direttore artistico delle Settimane Musicali di Venezia. Si adoperò per la riscoperta del repertorio classico italiano sia come interprete sia come direttore editoriale della collana «Antiche Musiche Strumentali Italiane». La sua attività organizzativa e concertistica, dopo un iniziale periodo di attività pianistica cameristica, fu quasi interamente dedicata al Collegium Musicum Italicum fondato ala fine del 1947, poi divenuto I Virtuosi di Roma e diretto fino all'anno della sua scomparsa.
Tra le sue composizioni vanno ricordate il poema sinfonico Isola eroica (1940), Cordova per archi (1927), Il Signor Bonaventura (1932), Sonatina (1942), Scherzo per pianoforte (1924), liriche varie.

Claudio Paradiso, Andrea Pomettini, Daria Grillo [a cura di]
Arrigo Tassinari ovvero i fasti del primo Novecento musicale italiano, con CD audio allegato
Perugia, Edizioni Anteo, 2009


Renato Fasano (Napoli, 21.VIII.1902 – Roma, 3.VIII.1979) nacque nella famiglia dello scultore Almerindo e di Elvira Fasulo: tredici figli dei quali sopravvissero soltanto Renato, Ugo, Guglielmo, Eugenio e Marcello. Fu figura di musicista eclettico (pianista, compositore, direttore d’orchestra, musicologo, revisore) e di geniale organizzatore musicale (direttore artistico, direttore di Conservatorio, manager). Si diplomò in pianoforte con il massimo dei voti nel Conservatorio «San Pietro a Majella» di Napoli nella classe di Florestano Rossomandi nel luglio del 1922 (la commissione era composta da De Nardis, Rossomandi, Romaniello, Longo, De Rubertis e Marciano); intrapresi sempre nel Conservatorio partenopeo anche gli studi di composizione con Camillo De Nardis si diplomò nella classe di Antonio Savasta nell’ottobre del 1925 (la commissione era formata da Cilea, Savasta, Napoli, Cotrufo e De Nardis).
Dopo il magistero in pianoforte intraprese una intensa carriera solistica in Italia riscuotendo con i suoi recital un successo unanime, come testimoniato dalle critiche lusinghiere apparse sui maggiori quotidiani italiani.
Nel 1922 vinse il concorso bandito dall’Amministrazione Comunale di Cagliari per la cattedra di pianoforte principale nell’Istituto Musicale «Mario De Candia». La terna dei pianisti vincitori comprendeva anche Renzo Silvestri e Achille Longo. Assunse così nel 1924 la cattedra di pianoforte principale, di armonia e contrappunto e gli venne affidata anche la direzione dell’Istituto. Fin dall’insediamento lavorò instancabilmente per migliorare gli standard dell’Istituzione cagliaritana uniformandola all’ordinamento dei Conservatori. Nel 1926 ottenne il riconoscimento a Liceo Musicale con proprio statuto e autonomia organizzativa e dopo altri cinque anni di energica attività, nel 1931, raggiunse il pareggiamento ai Conservatori di Stato. Per la realizzazione del suo ambizioso progetto Fasano trovò un valido aiuto nell’avvocato Gavino Dessy Deliperi che, oltre a essere stato sindaco di Cagliari (poi commissario prefettizio e poi di nuovo sindaco), fu anche grande appassionato di musica e primo violino dell’Orchestra del Teatro. Finalmente nel 1939 con il D. L. 1968 la determinazione di Fasano fu premiata e il vecchio Istituto venne promosso a Regio Conservatorio «Giovanni Pierluigi da Palestrina», rendendo Cagliari l’ottavo dei Regi Conservatori nazionali.
Dalla nomina nel 1926 – appena ventiquattrenne – quale direttore stabile dell’Istituto comunale, all’inquadramento (il 16 ottobre 1939) come direttore di ruolo di Conservatorio trascorsero solo tredici anni: un dato significativo sulla caparbietà e sull’abnegazione di Fasano, qualità che caratterizzeranno tutta la sua esistenza. Sempre nel 1924 fondò e diresse l’Istituzione dei Concerti di Cagliari che, nata in seno all’Istituto Musicale Civico, riuscì a far esibire nel capoluogo sardo i nomi più noti del concertismo italiano ed estero. Nel 1930 il Comune di Cagliari, per iniziativa del podestà Enrico Endrich e di Fasano, decise di rilanciare il Teatro Civico organizzando stagioni liriche di alto livello, con le prime locali di Turandot di Puccini, Francesca da Rimini di Zandonai e qualche anno dopo Falstaff di Verdi, con interpreti di grido come Pia Tassinari, Enzo De Muro Lomanto, Lina Pagliughi, Mariano Stabile.
Nelle stagioni concertistiche figurarono i nomi di Carlo Zecchi e Váša Příhoda, direttori come Vittorio Gui e lo stesso Fasano che, in qualità di direttore stabile dell’orchestra, diresse solisti del calibro di Gioconda De Vito, Luigi Silva, Nino Rossi, Camillo Oblach. L’ultima rappresentazione d’opera si ebbe nel 1939, alla presenza di Umberto e Maria Josè di Savoia, con la messa in scena de I quatro rusteghi di Ermanno Wolf Ferrari. Sempre per iniziativa di Fasano venne fondata nel 1933 l’Orchestra del Teatro Lirico, nata per animare l’intensa attività concertistica e lirica nei teatri cagliaritani (il Civico e il Politeama), antesignana dell’odierna Orchestra del Teatro «Pierluigi da Palestrina» di Cagliari.
Nel 1930 risultò tra i vincitori del concorso per la cattedra di pianoforte nel Conservatorio di Firenze, nel 1931 nel Liceo di Pesaro, nel 1933 nel Conservatorio di Parma, ma nonostante questi risultati non abbandonò Cagliari e le attività musicali che aveva ideato e realizzato. Dal 1934 fu Commissario ministeriale del Sindacato interprovinciale dei musicisti della Sardegna.
Fin dagli anni Venti fu molto attivo in ambito concertistico con vari duo: insieme al flautista Pasquale Rispoli, ai violinisti Alberto Curci, Luigi Ferro, Rosario Finizio, Pasini, Remy Principe, Arrigo Serato e ai violoncellisti Amedeo Baldovino, Arturo Bonucci, Giuseppe Caminiti, Gilberto Crepax, Camillo Oblach, Ugo Scabia. Negli anni Trenta costituì anche un trio con il violinista Ettore Bonelli e il violoncellista Camillo Oblach. Ma è soprattutto con il violoncellista Benedetto Mazzacurati che lavorò a lungo e con regolare frequenza. Insieme a Mazzacurati, amico e collega di una vita nonché futuro solista de I Virtuosi di Roma, Fasano fu protagonista di tournée e concerti in Italia e in Europa nei quali già proponeva un repertorio esclusivamente italiano e per i quali curava personalmente la fitta rete di contatti con colleghi organizzatori, agenzie concertistiche, direttori artistici, uffici di cultura all’estero, ministeri, autorità militari, agenzie di viaggi. Un’esperienza organizzativa che si rivelerà fondamentale per la futura avventura con I Virtuosi di Roma.
Dal luglio del 1944 al marzo del 1947 fu comandato dal Ministero della Pubblica Istruzione a coadiuvare in qualità di sub-commissario il conte Aurelio Saffi, Commissario straordinario dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dell’Istituzione dei Concerti dell’Augusteo: «Renato Fasano, il quale aveva il compito di sovraintendere alla vita artistico-amministrativa dell’Istituzione a capo di una commissione formata dai maestri Ferruccio Vignanelli, Bonaventura Somma e Guido Agosti». Durante il periodo della direzione artistica ceciliana Fasano affidò la reggenza del Conservatorio di Cagliari al vicedirettore, il fidato amico violista Oscar Crepax.
Lasciò definitivamente Cagliari nel 1952 avendo accettato la direzione del Conservatorio di Venezia che guidò fino al 1960; si assentò dalla città lagunare solo durante l’anno scolastico 1954-1955 per occuparsi della riorganizzazione del Conservatorio di Trieste. Nel Conservatorio veneziano proseguì la direzione di Gian Francesco Malipiero durata tredici difficili anni che vanno dall’entrata in guerra fino alla prima ricostruzione. Fasano annunciò la sua intenzione di celebrare il bicentenario di Muzio Clementi, e promosse la mostra Riccardo Wagner nel mondo inaugurata in Conservatorio il 13 febbraio 1953. Ma la sua iniziativa più rilevante fu l’istituzione e la conduzione delle Vacanze Musicali con lo scopo di porre l’Istituto su un piano internazionale attraverso un festival di alto livello dalle molteplici attività. Le Vacanze Musicali si tennero dal 1953 al 1971 e comprendevano concerti e corsi di perfezionamento tenuti dai musicisti più famosi del tempo, incontri con musicologi di chiara fama, un’orchestra giovanile formata dagli studenti europei vincitori delle borse di studio messe a disposizione dal Ministero per il Turismo e lo Spettacolo e assegnate dopo un’apposita selezione nei Paesi d’origine che anticipava di molti anni l’idea della ECYO (oggi EUYO – European Union Youth Orchestra).
Diede vita anche al Centro di cultura musicale del Conservatorio di musica «Benedetto Marcello» per la ricerca e gli studi sulla musica del XVII e XVIII secolo del quale ricoprì la carica di presidente. Dopo Venezia Fasano si trasferì a Roma dove il 1° ottobre 1960, succedendo al compositore Guido Guerrini, assunse la direzione del Conservatorio di Santa Cecilia che mantenne fino al pensionamento avvenuto il 30 settembre 1972. Nei primi anni di direzione portò a termine il restauro completo dell’intero edificio inaugurandolo nel 1964 alla presenza del Presidente della Repubblica Antonio Segni. Nei soli primi quattro anni istituì nuove cattedre, concorsi (il Premio «Toscanini») e borse di studio con un’attenzione particolare agli studenti stranieri in una sorta di Erasmus ante litteram, diede vita a manifestazioni didattiche-musicali («Concerti di primavera», «Incontri musicali»), sperimentò le classi di quarta e quinta elementare all’interno del Conservatorio, diede vita a una Scuola media e a un Liceo scientifico annessi, intensificò i saggi di classe e finali portandoli anche fuori sede. Affidò la classe di direzione d’orchestra al carismatico Franco Ferrara e creò ex novo corsi straordinari come quello di regia musicale, di assistente musicale (in collaborazione con Rai, RCA e Centro sperimentale di cinematografia), di avviamento lirico, di strumenti a percussione, di repertorio flautistico (docente Severino Gazzelloni) e tanti altri tra i quali ricordiamo quello di jazz (la prima cattedra in un Conservatorio italiano) che affidò al più noto jazzman del momento, il milanese Giorgio Gaslini.
Raggiunto il pensionamento nel 1972 la sua attività istituzionale proseguirà ancora come Presidente dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, incarico ricoperto fino al 1976.
Archiviato il periodo giovanile dedicato all’attività pianistica e cameristica, il suo impegno organizzativo e concertistico fu interamente assorbito dal Collegium Musicum Italicum ideato nel 1944 e fondato nel 1948 (nome modificato ne I Virtuosi di Roma nel 1950) che diresse in tutto il mondo fino agli ultimi mesi di vita.
Per rilanciare l’opera italiana da camera (e per alcune produzioni sacre) diede vita nel 1954 al Piccolo teatro musicale della città di Roma riunendo tutti insieme I Virtuosi in forma allargata, cantanti, registi, scenografi e costumisti di fama, cori da camera prestigiosi quali i Cantori veronesi di Pina Agostini Bitelli, il Coro Filarmonico di Praga di Josef Veselka o il Coro da camera della Rai di Nino Antonellini. Parallelamente alla febbrile attività di organizzatore e interprete si adoperò anche come direttore editoriale della collana «Antiche Musiche Strumentali Italiane» della Ricordi e revisore della collana di musica sacra di Antonio Vivaldi della Universal di Vienna per compiere la «missione musicale» che lo guidò per tutta la vita: la riscoperta e l’esecuzione del repertorio classico italiano.
Sue revisioni di Clementi, Galuppi, Geminiani, Leo, Martucci, Pergolesi, Rossini, A. e D. Scarlatti, van Westerhout, Valentini, Vivaldi furono pubblicate dalle case editrici Carisch, Enchiridion, Ricordi. Con il sostegno ministeriale intraprese l'edizione nazionale dell'opera omnia di Claudio Monteverdi.
Alcune biografie degli anni Quaranta ci informano inoltre di una sua convinta opera di sensibilizzazione e divulgazione etnomusicologica:
«Si è fatto promotore di un movimento d’interesse al prezioso patrimonio musicale popolare sardo, al canto della nostra gente quale germe di contenuto spirituale, atto a potenziare le caratteristiche etniche della nostra musica intesa come arte nazionale; e raccolse dalla viva voce del popolo sardo una copiosa messe di canti che offrì alla sensibilità artistica di molti musicisti italiani (Pizzetti: Muttos nuoresi; Casella: Canto e ballo sardo; Zandonai: Canto di Barbagia, Muttos a sa Donna amada; Lualdi: Lamento della madre; R. Bossi: Duos sun sos coros; Porrino: Tre canzoni italiane, ecc.) (dal programma del concerto corale diretto da Bonaventura Somma nella sala romana dell’Accademia di Santa Cecilia il 28 aprile 1944)».
Della produzione compositiva (edita da Carisch, Curci, De Santis, Pizzi, Ricordi, Suvini Zerboni) fanno parte:
- per orchestra: Isola eroica (1940), «poema eroico»;
- per canto e piccola orchestra: Quando la lampada si spense (1926), poema lirico (anche canto e pianoforte) su testo di Rabindranath Tagore;
- per archi: Cordova (1927), Preludio (anche per pianoforte);
- per soprano e coro a sei voci: S’attittidu a Gesusu (1937); Pianto di Maria. Lamentazione per il Venerdì Santo;
- per violoncello e orchestra da camera: Il Signor Bonaventura (1932) (anche violoncello e pianoforte);
- per violoncello e pianoforte: Il Signor Bonaventura (1932); Due canti: Canto di nanna (Dorgali) e Lamento della madre (Gallura) (1940); Sonatina (1942);
- per pianoforte: Scherzo (1924); En Castilla este un castillo (1926); A Pusilleco (1937) «schizzo napoletano»; Cordova (1927);
- liriche per canto e pianoforte (spesso di ispirazione sarda): La ninna-nanna della mamma (1931) su versi di Maria Luisa Cao; Muttos (1928) lirica per canto e pianoforte dai Cantigos d’Ennargentu di Antioco Casula; Il flauto notturno (1924) su lirica di Arturo Graf; Quando la lampada si spense (1926);
- Vocalizzi per due voci bianche.
Per le Edizioni De Santis pubblicò inoltre la Storia degli abbellimenti musicali dal Canto Gregoriano a Verdi e guida alla loro interpretazione (Roma, 1947), opera per la quale Fasano ricevette raggiamento dalla Reale Accademia d’Italia.
Insieme ad altri studiosi curò e compilò nel 1937 il Diorama della musica in Sardegna. Il Diorama, pubblicato a suggello delle «Celebrazioni Sarde» del 1937, prevede un’ampia analisi delle problematiche che investono la musica colta ed extracolta della Sardegna di quegli anni e del passato storico. Il volume ha quattro fondamentali indirizzi di approfondimento: 1. la genesi della musica sarda; 2. i suoi protagonisti storici; 3. lo sviluppo del melodramma nell’isola; 4. la vita musicale dell’età fascista e del suo immediato passato.
Tra le opere a lui dedicate da citare la Suite per pianoforte e orchestra d’archi di Mario Pilati composta a Cagliari e tenuta a battesimo nella stessa città il 30 maggio 1925 con il giovane e sfortunato autore sul podio.
Renato Fasano fu membro d’onore (insieme a Malipiero, Ephrikian, Barblan e Casals) del «Cercle Antonio Vivaldi» nato nel 1953 a Bruxelles per la divulgazione dell’opera vivaldiana. Venne insignito della medaglia d’oro di Benemerito della cultura, dell’arte e della scuola nel 1961, e nominato inoltre Accademico di Santa Cecilia nel 1965, membro dell’Accademia Nazionale «Luigi Cherubini» di Firenze, Presidente dell’Association Européenne des Conservatoires, Académies et Musikhochschulen (UNESCO).
Sposato con la cagliaritana Maria Luisa Cao, docente di Conservatorio, Fasano ebbe due figli: la prematuramente scomparsa Andreina e Giuseppe detto Pino che diede al musicista i due nipoti Simone e Andreina jr.

Claudio Paradiso [a cura di]
La straordinaria storia de I Virtuosi di Roma di Renato Fasano. Un racconto (quasi fotografico) dell’orchestra da camera italiana più famosa nel mondo
Latina, Edizioni Novecento, 2018


L'archivio di Renato Fasano è custodito nel DMI di Latina.