Giuseppe Borgatti
Tenore. È nato a Cento, presso Bologna, una quarantina d'anni or sono.
È figlio di umili operai. Sentendo nascere in lui la passione della musica, si rivolse ai suoi concittadini, i quali gli negarono sempre sussidi. Borgatti non si scoraggiò: ogni mattina andava a piedi da Cento a Bologna a prendere lezioni di canto.
Il suo vero debutto fu nel Faust.
Ma ben presto si dedicò al repertorio wagneriano per il quale sentiva speciale inclinazione. Ha creato Loge alla Scala, Sigfrido al Regio, e possiamo dire anche gli altri personaggi del maestro d'oltre Alpi. D'Annunzio gli scrisse: «I wagneriani hanno trovato il loro S. Paolo».
La signora Cosima Wagner che lo sentì alla Scala in Tristano, lo esortò ad imparare il tedesco e a cantare nel teatro di Bayreuth, cosa ch'egli non ha mai fatta.
Parlando del Sigfrido, Pasquale De Luca disse: «Non è interpretazione questa di Giuseppe Borgatti: è creazione, ed è creazione spontanea».
Il maestro Poglia definì Borgatti «il vero e proprio interprete dell'opera wagneriana in Italia», ed altri ebbero a scrivere lo stesso.
Si è prestato per feste di beneficenza, più d'una volta. Ha percorso tutti i principali teatri d'Italia e dell'estero. Attualmente è al S. Carlo di Napoli. È commendatore.
Annuario dei musicisti. Manuale dei cultori e degli amatori
Casa Editrice “Musica”, Roma, a. I, 1913
Giuseppe Borgatti (Cento, 19.III.1871 – Reno di Leggiuno, 18.X.1950).
Dopo aver fatto il muratore intraprese gli studi nel Liceo musicale di Bologna con Alessandro Busi. Non avendo ricevuto sussidio da alcuno per i suoi studi, si recava a Bologna a piedi da Cento. A ventun’anni, nel 1892, ottenne il diploma ed esordì nel Faust a Castelfranco Veneto. Nel 1894 fu l’interprete di Manon Lescaut a Venezia e di Lohengrin a Milano. I successi continuarono e nel 1896 venne scelto per la prima dell’Andrea Chenier di Umberto Giordano. Arrivarono le tournée all’estero: Madrid, Il Cairo, Buenos Aires e Pietroburgo. La sua potente vocalità lo rese il più famoso Heldentenor italiano ottenendo ovunque ampi riconoscimenti e successi. In questo repertorio si fece apprezzare da Toscanini oltre che da una città di grandi tradizioni musicali quale Berlino. D’Annunzio scrisse di lui: «I wagneriani hanno trovato il loro San Paolo». Fu costretto ad abbandonare le scene per la sopraggiunta cecità e diede vita a Bologna a un’ottima scuola di canto. È a lui intitolato il Teatro comunale della nativa Cento che ospita, oltre al proprio, anche il Museo “Arrigo Tassinari”.
Bibliografia: Giuseppe Borgatti, La mia vita di artista. Ricordi e aneddoti, prefazione di Giuseppe Lipparini, Bologna, Cappelli, 1927.
Claudio Paradiso, Andrea Pomettini, Daria Grillo
Arrigo Tassinari ovvero i fasti del primo Novecento musicale italiano, con CD audio
Perugia, Edizioni Anteo, 2009