Abelardo Ernesto Albisi (Cortemaggiore, 14.VI.1872 – Svizzera, 11.I.1938).
Entrato nella Regia Scuola di musica di Parma nel 1882 studiò flauto con Luigi Beccali (1809-1886) e poi con Paolo Cristoforetti (1857-1936) diplomandosi nel 1890. L’anno seguente fu in Brasile con una compagnia di opere diretta da Arnaldo Conti (1855-1919) la cui orchestra era quasi interamente costituita da parmigiani. Dal 1898 fu chiamato da Toscanini come primo flauto alla Scala, succedendo a Zamperoni e distinguendosi come solista insieme ai più famosi cantanti dell’epoca. Per favorire il ritorno di Toscanini, insieme al fratello Giovanni (primo dei secondi violini) fece sollevare l’Orchestra della Scala contro il parmense Cleofonte Campanini (1860-1919). Lasciata l’orchestra dopo un memorabile litigio con Toscanini, fu primo flauto dell’Orchestra della Suisse Romande di Ginevra dal 1918 al 27 giugno del 1923, anche per la rinuncia di Marcel Moyse che aveva preferito rimanere a Parigi. In virtù di un accordo tra l’OSR e il Conservatorio che si impegnava ad assumere come professori le prime parti dell’orchestra, Albisi fu anche docente nel Conservatorio di Ginevra dal 7.XI.1918 al 27.VI.1923. Nel 1910 costruì l’albisiphone, un flauto in do basso con canna cilindrica che si suonava diritto ma con la stessa digitazione del flauto traverso grazie alla testata saldata sopra il corpo dello strumento che ne conferiva una particolare forma a ‘T’. L’albisiphone venne utilizzato da Mascagni in Parisina (1913) e da Zandonai in Melenis (1912) e in Francesca da Rimini (1914). Nel maggio del 1912, in un concerto dell’Orchestra della Scala al Teatro del Popolo in Milano, Albisi suonò questo strumento nella Scena dei Campi Elisi di Gluck. Costruì anche un modello contralto intonato al fa, e flauti in collaborazione con il costruttore milanese Luigi Vanotti.
Edite per la casa editrice Fantuzzi si ha notizia delle seguenti composizioni: 15 Divertimenti e 7 composizioni varie per fiati, Fantasia all’ungherese per flauto e pianoforte, op. 25; 4 Suite miniatura per 3 flauti; Gretchen und Hedwig e Fafner und Fasolt, per pianoforte solo o piccola orchestra; Fantasia per oboe e pianoforte (composta insieme al fratello); oltre a Sei studi per flauto (Venturini, Firenze). Alla fine del’Ottocento scrisse Alcuni esempi per dimostrare l’utilità delle nuove aggiunte al flauto Bohm (Fantuzzi, Milano) rivelando attenzione agli sviluppi tecnici dello strumento in Europa e sposando una causa ‘rivoluzionaria’ agli occhi di un’Italia flautisticamente conservatrice, anche se in ritardo rispetto al collega ‘meridionale’ Krakamp. Compose l’operetta Arlecchinata, rimasta incompiuta per avanzata cecità.

Claudio Paradiso, Andrea Pomettini, Daria Grillo
Arrigo Tassinari ovvero i fasti del primo Novecento musicale italiano, con CD audio
Perugia, Edizioni Anteo, 2009