Italo Caimmi (Cesenatico, 26.VII.1871 - Venezia, 21.V.1964) nome d’arte di Italiano Olindo Caimmi.
Figlio di Bartolomeo (caffettiere) e di Soccorsa Venturi.
Ha studiato e si è diplomato in contrabbasso con Annibale Mengoli nel Conservatorio di Pesaro insieme ad Isaia Billè.
Ha suonato in tutto il mondo come concertista e in veste di solista.
Tra i tanti direttori suonò anche con Arturo Toscanini.
Fu per trent’anni nell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano e docente del Conservatorio “G. Verdi” dal 1900 al 1936.
Insegnò in altri importanti Conservatori della penisola fra cui il S. Cecilia di Roma.
Fu ottimo didatta e fece anche lui ottimi allievi tra i quali Tito Bartoli, Clemente Gusella, Ettore, Cesabianchi, Giovanni Pallavicini, Arturo Chierici, Gian Battista Bertelli, Mario Garaffoni e altri.
Col suo Metodo Moderno Caimmi diede alla scuola di contrabbasso italiana un’opera che ben può dirsi completa.
Conscio della grande importanza che doveva avere il futuro contrabbassista nella conoscenza di tutti i segreti della tecnica dello strumento Caimmi affrontò fin dalle prime pagine il complesso problema e lo svolse con grande efficacia.
A breve distanza di tempo Billè diede alle stampe un altro metodo.
Prima di tali opere, in diverse scuole italiane fra le più importanti, si adoperava come inizio e base di tutto l’insegnamento il Metodo di F. Simandl (considerato il maggior didatta del XIX secolo. Nacque nel 1840 a Blatna, in Boemia, morì a Vienna nel 1912 dove aveva insegnato in quel Conservatorio).
Ma occorreva far uso di continui adattamenti per la diversità di diteggiatura che esiste fra scuola italiana e scuola tedesca.
Era quindi necessario avere un metodo nostro, italianissimo, un metodo d’autore, di scuola, di concezione italiana, che colmasse alcune lacune lamentate in tutti i precedenti e liberasse la scuola italiana da dipendenze straniere.
Il Metodo che Caimmi diede soddisfò tali esigenze con un procedimento semplice, chiaro ed efficace. Lo studio delle posizioni fu svolto in una maniera che, pur sembrando derivare dal Simandl, ebbe tutto un andamento nuovo: per ogni posizione il prospetto delle note su le quattro corde; alcuni esercizi a mano ferma, qualche piccolo studio. Gli studi, lentamente progressivi, applicano man mano le posizioni studiate. Gli esercizi a mano ferma, invece, non variano o variano pochissimo.
Pensati per fissar bene nella mente dell’allievo la posizione di tutte le note, si rassomigliano l’un l’altro e procedono grado per grado con le posizioni di cui sono l’applicazione pratica. La diteggiatura è s’intende, quella che possiamo chiamare italianissima del 1°- 3°- 4°.
Allo studio delle posizioni fa seguito quello dell’arco, anche qui un procedimento nuovo svolto con criteri affatto personali.
Alcuni esercizi a note sciolte, relativamente facili per lasciar libera l’attenzione ai movimenti dell’arco, ai quali vengono applicate delle varianti a note legate, staccate, alla punta, al tallone, a metà dell’arco.
Il Metodo contiene anche prospetti di scale in tutte le tonalità maggiori e minori in diversi portamenti ed arcate, scale cromatiche, esercizi di intervalli, ed è completato da due serie di studi: 24 nella prima, 30 nella seconda parte. Un fascicolo di Scale, esercizi, studi sebbene scritto in precedenza, fa seguito al Metodo. Il titolo stesso del fascicolo dimostra come l’autore non devii mai dal concetto fondamentale che è alla base della sua opera didattica e col quale mirò a consolidare, dopo averla fondata su basi sicure, la tecnica del contrabbassista. La Tecnica superiore fu l’ultimo lavoro che il Caimmi diede alle stampe.
Sono 20 studi piuttosto difficili e la loro esecuzione è un sicuro collaudo della capacità del musicista.
Va ricordato in special modo per questi 20 Studi di tecnica superiore, che si avvicinano per importanza e difficoltà ai 24 capricci di Paganini, edito e pubblicato dalla Ricordi a Milano.
Visse gli ultimi anni della sua vita a Cesenatico all’Hotel Pino per poi andare a Venezia dalle figlie dove si spense.

Max Freschi