ZUCCARELLI Giovanni
(Brescia, 21 gennaio 1846 - 19 gennaio 1897). Di Francesco (v.) e di Rosa Comincini. Scenografo. Discendente da una generazione di pittori, studiò in Brescia allievo di Giovanni Soardi, in Milano all'accademia di Brera e all'Accademia Albertina di Torino. Nel 1866 fece la campagna con i volontari. A 25 anni fu poi al Cairo per sostituire il padre, Francesco, caduto infermo. Rimase sette anni al Cairo dove dipinse scene teatrali per l'Aida e altre opere. Poi dipinse per i teatri di Londra, Varsavia, Buenos Aires, New York, Mosca, Rio de Janeiro, S. Pietroburgo e Parigi fino a quando, nel 1879, successe a Carlo Ferrario alla Scala di Milano; qui raggiunse vera gloria. Ottenne grande successo con la scenografia dell'"Otello" di Verdi e si segnalò poi con quelle per il "Falstaff", l'"Excelsior" e l'"Amor" per il quale lo Zuccarelli ed i suoi aiutanti disegnarono e dipinsero più di 1600 metri quadrati di tela; le sole quinte erano 130. E trattarono tutti i soggetti di pittura: dal paradiso terrestre alle pianure lombarde, dal Partenone alla scala de' cieli. Nel Comanducci si legge che, «finite le stagioni liriche, si ritirava poi a Brescia, dove ideava e dipingeva coscienziosamente le quinte di alcuni teatri di Milano». Il Comanducci soggiunge che «fu lavoratore infaticabile, spesso però sfruttato dai suoi colleghi». Si dedicò anche a lavori di cavalletto, lodato per alcuni suoi paesaggi. Nel 1878 aveva cooperato all'allestimento dell'Esposizione Artistica Bresciana. Nel 1895, vistosi per ragioni economiche posposto ad altri, si ritirò a Brescia «dove morì anche per il dolore di vedersi inattivo». G.R. (Giuseppe Ronchini ?) nel necrologio in "Il Cittadino di Brescia" scrive che fu «riformatore nell'arte» sostenendo che «infondeva nei suoi lavori luce, potenza di colore, sentimento». E ancora: «Da gl'infiniti bozzetti, frutto dell'esuberante sua fantasia, spira una dolce armonia che or ti fa melanconico, or ti rallegra e or maestosa par s'innalzi all'altre armonie del creato come un inno entusiastico». «Fu uomo di ingegno fecondo, di grande modestia e generosità». Ha scritto Mario Monteverdi ("La Scala", Milano, 1966): «Giovanni Zuccarelli può essere considerato del Ferrario un assai notevole epigono, come lui disposto a fornire un'idea di illusionismo architettonico attraverso la sapienza degli effetti pittorici». L'anno dopo la morte gli fu riservata un'intera sala all'Esposizione d'arte moderna, ordinata per celebrare il quarto centenario morettiano (agosto 1898). Vi comparvero bozzetti delle opere "Devadecy", "Lucrezia Borgia", "Semiramide", "Fior d'Alpe", "Cristoforo Colombo", "Aida", «mirabili studi di paesaggio, di interni, di monumenti egizi e babilonesi ove la riproduzione storica si unisce ad ammirevole prospettiva», secondo un cronista d'allora. Il critico della "Provincia di Brescia" (31 agosto 1898) lo ebbe a considerare «pittore assolutamente di importanza artistica eccezionale» e scrisse: «Quei bozzetti rappresentanti sale, boschi, cieli, montagne, fughe di colonne, atri, bastano a dare un'idea di quanto la fantasia dell'artista può creare di meglio in materia scenografica. Nei lavori dello Zuccarelli il buon gusto delle tinte si sposa al brio agile ed impetuoso della pennellata scorrevole, abbondante, e che rende più efficace la scienza di stile, la quale è sempre congiunta a una fervida immaginazione di motivi. Tecnicamente poi, sia negli acquarelli, come negli schizzi a matita, la sicurezza del tocco e la risoluzione dell'effetto sono sorprendenti». Nel 1934, alla Mostra della pittura bresciana dell'Ottocento vennero esposti nove bozzetti, tutti di proprietà del Comune. La vedova Anna Valy Zuccarelli con testamento in data 16 gennaio 1917 lasciava al Comune di Brescia una cospicua somma perché s'istituisse in Brescia un considerevole "premio biennale" da conferirsi, in una pubblica mostra, alla migliore opera d'artista bresciano in pittura, scultura o in altro ramo d'arte, pure compresa la scenografia. La Consulta Comunale istituiva nel 1934 il premio biennale di 8 mila lire con decorso dal 1936. La Valy donava inoltre alla scuola d'arte Moretto una serie di bozzetti a matita ed acquerello delle grandi e magnifiche scene che lo Zuccarelli compose per il teatro della Scala, quando rifulgevano le opere di Giuseppe Verdi e le allegoriche coreografie del Manzotti. Dei figli avuti dallo Zuccarelli da Anna Valy, Francesco (n. al Cairo il 15 marzo 1872) fu scenografo, Paolo (v.) fu pioniere a Brescia dello sport motoristico.

EB – Enciclopedia Bresciana di Antonio Fappani
Fondazione Civilità Bresciana
Brescia
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