Emilio Venturini
VENTURINI Emilio (Alvaro)
(Brescia, 3 maggio 1876 - 10 agosto 1952). Di Lorenzo e di Teresa Varisco. Tenore. Fece le prime armi al Teatro dell'Oratorio di S. Tommaso nella parrocchia di S. Faustino, ma si fece presto conoscere ad un pubblico più vasto, distinguendosi per la voce fresca e potente e per il fraseggio signorile. Esordì a Torino il 17 gennaio 1901 ne "Le maschere" di Mascagni; il 12 aprile 1903 fu al Teatro Massimo di Palermo nei "Pagliacci" di Leoncavallo, diretto da G. Bossa, e il 10 maggio alla Scala di Milano ne "L'oro del Reno" di Wagner, sotto la direzione di Cleofonte Campanini.
Collaborò a numerose stagioni liriche, cantando nei ruoli impegnativi di Alfredo, Turiddu, Edgardo, Pinkerton e di altri famosi personaggi accanto ad artisti di fama quali Tita Ruffo, Enrico Caruso, Rosina Storchio, Tetrazzini, De Luca e altri. Alla Scala rimase, prezioso elemento, vent'anni, avendo a direttore Arturo Toscanini nel "Rigoletto" (13.2.1924) e via via nel "Boris Godunov" (12.4 e 19.11.1924 e 16.4.1927), "Trovatore" (30.4 e 22.11.1925), "Ballo in Maschera" (14.11.1925), "Turandot" (25.4.1926), "Lucia di Lammermoor" (17.3.1927), "Don Carlos" (14.11.1926 e 19.4.1928), "Falstaff" (30.4.1927, 15.4.1928 e 5.5.1929), "La Traviata" (20.5.1928), "Otello" (15.11.1928), "Pagliacci" (19.1.1929), "Aida" (22.4.1929).
Il 17 febbraio 1904 fu tra i protagonisti, nella parte del principe Jarmadori, della clamorosa caduta della "Madama Butterfly" di Puccini, sotto la direzione di C. Campanini, al Teatro della Scala e partecipò, al Teatro Grande di Brescia, alla riabilitazione dell'opera e al suo rilancio il 28 maggio 1904, sempre diretto da Campanini. Al Grande di Brescia cantò ancora il 21 gennaio 1922 nell'"Otello" diretto da G. Neri. Il 25 aprile 1926 si esibiva alla Scala, sotto la direzione di Arturo Toscanini, nel ruolo di Pang nella prima assoluta della "Turandot" nell'edizione originale lasciata incompiuta da Puccini, scomparso qualche mese prima. Cantò al Metropolitan di New York sotto la direzione di Cleofonte Campanini e in altri teatri europei. Fu primario in opere come "I Puritani", "Il Barbiere di Siviglia", "La Sonnambula", "Rigoletto", "La Bohème", "Tosca", "La Traviata", "Il Trovatore", "Aida", "Pagliacci", "Romeo e Giulietta", "Carmen" e "Manon Lescaut". Tra le sue ultime esibizioni: l'1 febbraio 1939 alla Scala ne "La Traviata", diretto da G. Marinuzzi e il 24 agosto 1941 a Pesaro, sempre ne "La Traviata", diretto da G. Del Campo.
Per anni si esibì nelle sacre funzioni specie dei Venerdì di Marzo in Duomo e messe solenni e nella festa patronale nella chiesa dei SS. Faustino e Giovita, ma anche nei Tridui in parrocchie della diocesi. E tali erano i successi che, oltre alle esibizioni nella chiesa, venivano organizzate serate familiari, come a Breno nel gennaio 1920. Amò tornare a Brescia al Teatro Grande dove il 19 febbraio 1938 si esibiva nella "Manon Lescaut" diretto da G. Podestà, e al Sociale dal 25 agosto al 5 settembre nella stagione lirica, nella "Cavalleria Rusticana" e nei "Pagliacci". A Brescia, negli ultimi anni della sua vita insegnò canto ad un numeroso gruppo di allievi, fra i quali il tenore Franco Ghitti, che a lui furono molto affezionati.
Non gli mancarono ampi consensi della critica. A. Cesari lo disse dotato «del senso della buona comicità»; «lodevole» e «buon cantante» lo ha definito Carlo Gatti nelle "Cronache della Scala" (1987); «Voce ancora robusta e ferma dagli acuti tutti squillanti» dice di lui, già cinquantenne, Carlo Marinelli ("Opere in disco", 1982). Della sua interpretazione nella parte di cantore in "Giulietta e Romeo" di Riccardo Zandonai nel 1922 Gilberto Calcagni scriveva di «una grande esecuzione possedendo una voce incantevole dotata di sfumature tenere e gentilissime».
La sua produzione discografica comprende opere complete edite dalla casa discografica Columbia: "Lucia di Lammermoor" (1928), "Tosca" e "Trovatore" (1930), "Mefistofele" e "Falstaff" (1932); e dalla VP: "Carmen" (1931). Inoltre una selezione da "La sonnambula" (1928-30, Columbia) e vari brani tratti da opere diverse, tra i quali "Tra voi belle" e "Ah! Manon mi tradisce" tratti dalla "Manon Lescaut", (Columbia, 1903 ?).
Dei figli avuti dalla moglie Angela Vitali, sposata a Brescia nel 1903, Lorenzo (Milano, 16 marzo 1904 - Brescia, 30 dicembre 1985), funzionario alla Banca S. Paolo di Brescia, ereditò dal padre la passione per il teatro e il canto, prediligendo Puccini; Alvaro, (v.) si dedicò alla pittura.
EB – Enciclopedia Bresciana di Antonio Fappani
Fondazione Civilità Bresciana
Brescia
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