Biagio Marini
MARINI Biagio
(Brescia, 1602-1603 - Venezia, 1663-1665). Oltre che strumentista è considerato da qualcuno come il primo violinista compositore che Brescia e la storia della musica possono vantare. Incerta la data della sua nascita dato che egli stesso, in una polizza d'estimo del 1653, dichiara di avere 50 anni "incirca". Fu forse avviato all'arte musicale dallo zio, il domenicano p. Giacinto Bondioli di Quinzano d'Oglio, musicista e compositore. Altri, ma senza prova, lo fanno allievo del violinista Giovanni Battista Fontana, altri ancora di Claudio Monteverdi, che, anche se non ne fu allievo, egli studiò a fondo. Precocissimo compositore ed esecutore di musica da camera, di madrigali e di salmi, il 26 aprile 1615 ebbe la carica di violinista in S. Marco a Venezia, sotto la direzione di Monteverdi. Nel 1620 era di nuovo a Brescia impegnato nell'attività musicale della Accademia degli Erranti, e maestro di cappella nella chiesa di S. Eufemia, per passare poi, il 30 gennaio 1621, alle dipendenze della Corte dei Farnese di Parma. Spirito inquieto, ma anche conteso per le sue grandi doti di esecutore e di compositore, viaggiò per mezza Europa. Nel 1623 fu a servizio, come maestro di Cappella, del principe Filippo Guglielmo Wittelsbach a Neusburg and Donau, al quale lo raccomandava lo zio p. Bondioli come "nepotem meum carissimum", dedicandogli i suoi Salmi a 5 voci. A Neusburg risulterà ancora nel 1649, ma nel frattempo le sue tracce si incontrano a Bruxelles (poco prima del 1626) a Düsseldorf a metà degli Anni Venti, nel 1640 e nel 1644-1645 a Brescia, a Padova (nel 1634), forse a Venezia, e altrove. Tornato definitivamente in Italia nel 1649, era in tale anno maestro di Cappella a S. Maria della Scala a Milano, nel 1652-1653, direttore dell'Accademia della Morte di Ferrara, nel 1654 a Venezia, nel 1655-1656 a Vicenza vivendo poi il resto dei suoi anni fra Venezia e Brescia. Ma fu anche a Roma e a Padova godendo una tale fama che già nel 1641 Cesario Gussago nella dedica delle "Sonate 1, 2, 3" del Fontana, accennava a lui come: «Uno dei più singolari Virtuosi c'habbia avuto l'età sua nel toccare il violino, non solo nella sua patria ma in Venezia et in Roma et finalmente in Padova». Ampia la sua produzione di 24 opere, pressoché tutta a stampa, e della quale sette volumi sono andati perduti, mentre altri sono incompleti, con salti di anni inspiegabili. Come ha scritto Thomas D. Dunn: «La musica vocale del Marini consiste in gran parte in pezzi concertati per poche voci, alcune con strumenti. Molte delle sue composizioni madrigalistiche sono influenzate dalla musica da danza, e, in complesso, egli riesce con maggior successo nella musica più vivace di questo genere. La sua pratica del nuovo stile monodico è spesso rigida e non idiomatica, ma la sua op. n. 2 (1618) è rimarchevole poiché vi appare, per la prima volta a stampa, una "Lettera Amorosa" (i ben noti esempi del Monteverdi apparvero nel 1619)». Ma lo stesso Dunn sostiene che il Marini è "meritatamente più conosciuto come compositore di musica strumentale". Come ha affermato Giovanni Bignami: «Egli era fra i primi violinisti italiani nel vero senso della parola che siano apparsi agli albori del Seicento, non solo per la sua valentia di esecutore ma anche per le sue composizioni strumentali. Difatti si deve a lui la prima sonata «a violino solo» scritta ancor giovanissimo nell'anno 1617, nella quale il violino è trattato polifonicamente e non ha bisogno di altro strumento accompagnatore; fu precursore del quartetto d'archi, creò nuove innovazioni tecniche come bicordi, scordature, tremolo con l'arco, le legature, ecc., tutte innovazioni usate da altri strumentisti dopo di lui. Notiamo nelle sue composizioni che per la prima volta si presenta l'uso di una introduzione lenta e grave seguita dall'allegro, e diverse sonate constano già di tre parti o tempi disgiunti con la dicitura «prima, seconda e terza parte». Il suo stile è agile, grazioso, ardito; egli cura, come nessun musicista ha fatto fin qui, il dettaglio, senza essere pedante, la sua finezza è naturale, ingenua e schietta, piena di arte e di sentimento». È, soggiunge ancora il Bignami: «un'arte tutta nuova, tutta fresca, nelle impressioni intime che emana da lei con il fascino e con l'impeto della giovinezza. Mossi dal canto liturgico e dal madrigale, in pochi anni, i musicisti bresciani con le loro forze li troviamo in possesso di una musica strumentale propria ed indipendente, geniale erudita e poetica ad un tempo». Lo stesso Dunn, pur meno entusiasta del bresciano Bignami, ha scritto: «La musica strumentale del Marini è di un livello artistico poco comune ed egli evita generalmente soluzioni puramente meccaniche di problemi compositivi. La sua scrittura melodica ha un lirismo personale, ed anche nei passaggi più vigorosi egli evita certi percorsi ritmici ripetitivi del Castello, dell'Uccellini, e più tardi del Bolognese».
Delle 22 sue opere sono rimaste: op. 1 "Affetti musicali" 1-3 violini, cornetti, basso continuo (Venezia, 1617); op. 2 "Madrigali e sinfonie" a 1-5 voci (Venezia, 1618); op. 3 "Arie, madrigali et correnti" a 1-3 voci (Venezia, 1620); op. 5 "Scherzi e canzonette" 1-2 voci, chitarrone, violino (Parma, 1622); op. 6 "Le lagrime d'Erminia" in stile recitativo, 1 voce, chitarrone, clavicordo (Parma, 1623); op. 7 "Per le musiche di camera, concerto" a 4-6 voci (Venezia, 1634, dedica del 1624); op. 8 "Sonate, sinfonie... e ritornelli" a 1-63 voci (Venezia, 1629, dedica del 1626); op. 9 "Madrigaletti" a 1-4 voci, chitarrone e basso continuo (Venezia, 1635 ded. 1625); op. 13 "Composizioni varie per musica di camera" 2-5 voci, 2 violini e basso continuo (Venezia, 1641); op. 15 "Corona melodica" a 2-6 e più voci, basso continuo (Antwerp, 1644); op. 16 "Concerto terzo delle musiche da camera" a 3-6 voci e basso continuo (Milano, 1649); op. 18 "Salmi per tutte le solennità dell'anno concertati nel moderno stile" 1-3 voci, violini e basso continuo (Venezia, 1653); op. 20 "Vespri per tutte le solennità dell'anno" 4 voci, organo (Venezia, 1654); op. 21 "Lagrime di Davide sparse nel Miserere" 2-4 e più voci, 2 violini e organo (Venezia, 1655); op. 22 "Per ogni sorte di strumento musicale diversi generi di sonate, da chiesa e da camera" a 2-4 voci e basso continuo (Venezia, 1655, 2° ed. in H. M CXXIX 1955, CXLIII, 1956).
EB – Enciclopedia Bresciana di Antonio Fappani
Fondazione Civilità Bresciana
Brescia
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