BERTONI (Ferdinando) maestro di cappella nel Conservatorio dei Mendicanti a Venezia, quivi nato nel 1727, discepolo del P. Martini, fu da prima organista nella cappella di san Marco: e poi professore di musica nel Conservatorio degl'incurabili a Venezia. Nel 1770, mostrossi come compositore in varj generi; ma non fu che l'anno 1776 allorchè acquistossi gran fama per la sua opera l'Orfeo, scritta pel teatro di Venezia, e che fu con entusiasmo applaudita. Nè fu meno ammirato nel 1778, a Padova, pel suo Quinto Fabio: benchè dovesse veramente una gran parte de' suoi successi all'inimitabile Pacchiarotti, che cantava la parte di Fabio. Nel 1779, egli si portò a Londra, e vi ottenne tutti i suffragj. Comechè le sue composizioni non brillano per la ricchezza dell'invenzione, distinguonsi non per tanto mercè una dolce e penetrante armonia. Non dee dunque recar maraviglia, s'ei fu chiamato sette volte come maestro di musica a Torino, ove si usa di una estrema circonspezione nella scelta dei compositori per l'opera. Fu solamente in Roma ove non si rese giustizia a' suoi talenti; ma quivi stesso non si potè esser lungamente insensibile agl'incanti sparsi nelle sue composizioni, e gli universali applausi lo ricompensarono ben presto delle pene, che cagionato gli avevano la prevenzione e le cabale de' suoi detrattori. Egli diede una luminosa prova di sua modestia nella prefazione del suo Orfeo, stampato in partitura a Venezia, ove confessa non essere stato senza timore nell'avere intrapresa la musica di quel dramma, sul quale Gluck prima di lui aveva faticato con tanto successo, e ch'egli credeva non dovere la buona accoglienza che aveva ottenuta, se non all'attenzione ch'aveva avuto di seguire passo a passo l'andamento di quel gran compositore, e di trar profitto nel tempo stesso degli avvertimenti del poeta.

Giuseppe Bertini
Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de’ più celebri artisti di tutte le nazioni si’ antiche che moderne
Palermo, dalla Tipografia Reale di Guerra, 1814


BERTONI FERDINANDO, compositore di musica drammatica e sacra. Nacque a Salò, il 15 agosto 1725 e morì a Desenzano nel dicembre del 1813. - Ebbe una compiuta educazione che valse a renderlo, e per la cultura dello spirito e per la nobiltà delle maniere, caro e ricercato. Studiò l'organo ed il contrappunto in Bologna sotto la direzione del P. Martini. All'età di 20 anni già egli era perfetto maestro. Si trovava allora a Venezia, ove scrisse anche musica drammatica, e nel 1747, nella sala del Palazzo Labia in Cannaregio, diede: Cajetto, poi Orfeo (1776), poi Ezio. Nell'anno 1781 diede alle scene di S. Benedetto il dramma Armida, assai pregevole, e compose molti altri lavori melodrammatici, sia di stile serio che giocoso. Al Bertoni si presentarono occasioni straordinarie di brillare in Venezia innanzi a cospicui personaggi d'Europa, come il Duca di York e l'imperatore Giuseppe II. Scrisse varie cantate, fra le quali mi piace notare quella composta nel 1789 per l'assunzione al trono ducale di Lodovico Manin, intitolata: Il vaticinio di Proteo. Nel 4 ottobre 1802, in onore dell'imperatore Francesco, nel casino nobile de' Filarmonici, fece eseguire una sua bella cantata intitolata Evviva. Nel 1803, pel giorno natalizio dello stesso imperatore, fece eseguire al teatro la Fenice altra grandiosa cantata: Adria consolata. Fin qui di teatro; ora dovrei parlare diffusamente della sua musica sacra, ma poiché sarebbe troppo lungo il trattarne come richiederebbero l'operosità e il merito di questo valente compositore, mi restringerò a dire ch'egli scrisse per tutti gl'Istituti di Venezia, per tutte le Chiese Oratori, Messe, Salmi, ecc. - Ermagora Fabio scrisse: «Bertoni possedeva tutti i ⁠caratteri dell'uomo probo, religioso, umile, ⁠caritatevole, nobile, generoso, civile, maestoso, e nello stesso tempo dolcissimo: — ⁠e tutti questi caratteri tralucean pure dal⁠le sue opere».

Giovanni Masutto
I maestri di musica italiani del secolo XIX. Notizie biografiche raccolte dal professore Giovanni Masutto
Terza edizione corretta ed aumentata
Venezia, Stab. Tipografico di Gio. Cecchini, 1882


BERTONI Ferdinando Giuseppe
(Salò, 15 agosto 1725 - Desenzano, 1 dicembre 1813). Fu iniziato alla musica in Salò continuando poi a Brescia e a Bologna alla scuola di Padre G. B. Martini venendo aggregato all'Accademia Filarmonica. A vent'anni era a Venezia ad insegnare clavicembalo e canto in famiglie private distinguendosi anche nella composizione specie nel genere teatrale. Fu poi primo organista in S. Marco (17 agosto 1752), producendo composizioni di genere sacro, maestro di coro all'ospedale di S. Lazzaro e al collegio femminile detto di Mendicanti, al quale dedicò oratori sacri e altra musica sacra. Nel 1778 avvalendosi di una licenza di due anni fu a Londra per rappresentare opere al King's Theater con il suo allievo sopranista G. Pachierotti. Il soggiorno fu prolungato con un'altra licenza di due anni ed impiegato nelle rappresentazioni di altre opere. Tornato a Venezia nel 1785 diveniva maestro di Cappella in S. Marco rimanendovi fino al 1810. In quest'anno accettò l'invito di G. Anelli, suo nipote, a trasferirsi a Desenzano dove morì. Come insegnante ebbe allievi come il Pachierotti, G. Viganoni, A. Calegari, F. Turrini, G. Grazioli, S. Mayr. Ampia la sua produzione di composizioni che se pur di non grande genialità furono ricche di sapienza stilistica, di scorrevolezza. Le più note delle sue opere sono il "Tancredi" rappresentato al Regio di Torino nel carnevale 1766-67 (contenente il "So che dal ciel discende" che si disse ingiustamente plagiata da Gluck nel suo Orfeo), "Orfeo ed Euridice" (Venezia, Teatro S. Benedetto, 3 giugno 1776), che il Bertoni confessò di aver ricalcato su quella di Gluck, "Armida abbandonata" (1781 ), "Narbale" (Venezia, Teatro S. Moisè, 1774), "Artaserse" (Forlì, Teatro nuovo, primavera 1776), "Quinto Fabio e Cajo Mario" (Venezia, Teatro S. Bartolomeo, 1781), "Il Vologeso" (Roma Argentina, 1764) che suscitò vivaci pasquinate, ecc. Molte le sonate, i quartetti e altre composizioni. Un suo "Inno alla morte" eseguito nella basilica di S. Marco ai funerali di Emo, rapì il Paisiello. Fu ancora il Bertoni a musicare su parole di Mattia Butturini l' "Apoteosi d'Ercole" rappresentata in un'accademia a Venezia presenti l'imperatore di Russia, il re di Napoli e il Granduca di Toscana e che fu cantata da un altro salodiano, G. M. Rubinelli.

EB – Enciclopedia Bresciana di Antonio Fappani
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Brescia
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